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Milano Art Week/5. Il giardino che non c’è. Da Casatibuonsante, la mostra di Iacopo Costanzo

di - 10 Aprile 2018
Fino al 16 aprile, presso lo studio casatibuonsante architects di via Gian Battista Tiepolo 60, sarà possibile visitare “Flora Pièce”, una minuta ed elegante esposizione firmata da Iacopo Costanzo. Il giovane artista – classe ’94 – catanese d’origine e milanese d’adozione, si forma come scenografo a Brera e inizia a collaborare con diversi studi d’architettura e con il più antico teatro di Milano, il Litta.
Entrando nello studio, ci troviamo davanti a una visione disorientante: siamo in una sorta di vivaio fittizio, un giardino d’inverno. Uno spazio chiuso, rimodellato per accogliere l’installazione site-specific, dove anche le finestre sono state escluse alla vista per evitare la luce, perché qui tutto si muova sul sottile confine tra vero e finzione. Col bianco delle pareti spiccano le vivaci cromie dei fiori, posti in vasi creati ad hoc che sembrano imprigionare e custodire gelosamente la loro bellezza. Le piante agli angoli e sui mobili, riflettono il verde del pavimento grezzo, color prato. Udiamo come il suono di acqua in movimento, per poi trovare la soluzione visiva in un ipnotico video in loop, proveniente da un iPad che ci mostra dei pesci rossi che nuotano nell’acqua piena di increspature, a mo’ di fontana, come la storia del giardino domestico insegna.
Alle pareti vediamo dieci riquadri, delle piccole finestrelle che ci trasportano da uno spazio grande come un pollice, in un mondo immaginifico. Ciò che vediamo muta forma, colore e soggetto in base ai nostri spostamenti. Fiori, boccioli, piante, nuvole, cieli, farfalle, divinità o naiadi, giocano tra riflessi e trasparenze, strizzando l’occhio al visitatore, che sentendosi al contempo un po’ voyeur e un po’ bambino, va all’automatica ricerca di una risposta logica per dare un nome a ciò che sta osservando, ma senza riuscirci. È l’illusione dell’ologramma, creato dalla selezione attenta di alcuni dettagli di immagini, sovrapposte e realizzate con la stampa lenticolare.
Passo dopo passo capiamo che “Flora Pièce” non è che un gioco di parole. Non ha un solo significato. Flora perché è la protagonista indiscussa della piccola oasi. Pièce come pièce teatrale, perché qui Costanzo – da scenografo qual è – sta facendo l’allestimento di un set, che vede lo spettatore interagire, spiegando così l’aspetto performativo. E piece come pezzo (in inglese), ossia un piccolo dettaglio, un quadratino, una serratura per guardar oltre.
«Alice aprì la porta e vide che dava su un piccolo corridoio, non molto più largo della tana di un topo: si inginocchio e scorse oltre il corridoio il più bel giardino che avesse mai visto. Quanto desiderava uscire da quella sala buia, e passeggiare tra quelle aiuole di fiori variopinti e quelle fresche fontane!», scriveva Lewis Carroll ne Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie. E come la protagonista del celebre romanzo osserva un magnifico eden fuori dalla porta da cui non riesce a passare, così ci sentiamo noi; sconfortati dall’idea che lì, in quel luogo segreto, non potremo mai metter piede. (Micol Balaban)

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