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Torino on fair/5. Un giro ad Alba con Patti Smith e Lynn Davis, sacerdotesse maudit

di - 1 Novembre 2018
“Conspiracy of Word and Image” nasce da una cospirazione assoluta e autentica tra due amiche di lunga data. La fotografa americana Lynn Davis (1944) e la poliedrica sacerdotessa maudit del rock Patti Smith (1946), che si incontrarono nella New York degli anni ’70, all’epoca del Chelsea Hotel e del club Max’s Kansas City, per un servizio fotografico della rivista Esquire. Ad accomunarle, oltre che una profonda fiducia reciproca, un’estetica lirica e simbolica e una spiritualità così intensa da essere palpabile. Due sensibilità antiche che approdano nel comune di Alba (Cuneo) grazie alla sinergia tra il curatore Bill Katz e il gruppo Ceretto, produttore indiscusso di vini di pregio dal 1937, con una forte passione per l’arte in varie declinazioni. Basti pensare alla cappella del Barolo, variopinto gioiello delle langhe, ristrutturato da Sol Lewitt e David Tremlett, oppure all’avveniristica sala degustazioni della tenuta Monsordo, l’Acino, una bolla trasparente a picco sui vigneti che ricorda le nuvole di Tomas Saraceno. Altri interventi permanenti si trovano nei ristoranti di proprietà della famiglia Ceretto: La Piola e Piazza Duomo. Disegni, installazioni e piatti d’artista di Kiki Smith e un affresco del pittore napoletano Francesco Clemente.
Dal 2005 sono stati coinvolti numerosi artisti e scrittori internazionali per le esposizioni temporanee allestite nel Coro ligneo della Maddalena di Alba, raffinato esemplare di arte barocca piemontese. “Conspiracy” svela una straordinaria correlazione tra scrittura e fotografia. Un intervento calligrafico sottile e ineffabile che racconta il fascino che l’alfabeto arabo, i graffiti e le matite da disegno da sempre esercitano su Patti Smith. È una forma di venerazione la sua. «Perchè scrivo? il mio dito, come uno stilo, traccia domande nell’aria vuota .. Perché scriviamo? un coro erompe. Perché non possiamo soltanto vivere» (Devotion, 2017). Un testo sacro e segreto che stringe un patto indissolubile con la maestosità delle stampe ai sali d’argento di Lynn Davis.
La poesia The Coral Sea per esempio, pubblicata dalla Smith nel 1996 come omaggio alla memoria di un grande amico e compagno, il fotografo Robert Mapplethorpe, si insinua tra i vortici di schiuma bianca delle cascate del Nilo Azzurro in Etiopia. C’è un’affinità elettiva tra vocabolario poetico e visivo, tra l’elemento acqua (centrale nella ricerca della Davis) burrascoso e imponente, e il fluido in fermento delle parole. Come un pensiero magico ricorrente e ossessivo incastonato nella materialità dei ghiacci (Iceberg XII, Disko Bay, Greenland), negli occhi di uno stupa nepalese (Kathmandu, Nepal) o nelle colonne del santuario di Apollo (Didyma, Turkey).
La scrittura finalmente assorbe fisicità. I sing the Body Electric, inno di Walt Whitman del 1855 al corpo maschile e femminile, trascritto nella forma di una corona intorno al capo del colosso di Memnone (Colossus of Memnon I, Egypt), si rivolge sia al canto leggendario della statua che, in fondo, all’anima elettrica di Patti Smith. La sua voce intensa e cristallina, il fascino tragico, le movenze eleganti e controllate, i sussurri e le grida, caricano l’aria prima della tempesta e accendono i cuori entusiasti, come è accaduto nel teatro sociale di Alba con il concerto “Words and music: Patti Smith with Tony Shanahan”. (Petra Chiodi)

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