Se la storia nessuno riesce a fermarla, la fotografia la segue di pari passo. Rise and Fall of the Apartheid risulta essere una delle ricostruzioni più complete ed esaustive della situazione politica sudafricana a partire dagli anni ’50 e testimonianza del ruolo fondamentale che la fotografia ha rivestito durante la lotta alla segregazione razziale. Mezzo utilizzato durante il periodo coloniale pre-apartheid come pratica etnografica e di analisi antropologica per lo studio delle diverse tribù africane (come il progetto “The Bantu Tribes of Southern Africa” di Alfred Duggan-Cronin), congiuntamente all’evolversi della situazione politica sudafricana, la fotografia si è trasformata in uno strumento di lotta sociale e politica, impegnata e attiva, capace di descrivere e rappresentare, nella sua essenza più profonda, un intero paese.
A ogni fase politica seguiva un’evoluzione del documento fotografico: dalle grandi proteste di massa pacifiche immortalate dagli scatti attivisti di Margaret Bourke-White e Leon Levson, a quelle documentaristiche di celebrazione della modernità e della cultura africane per la rivista Drum, a quelle di lotta militante capaci di costruire un’identità collettiva e condivisa di Peter Magubane e Sam Nzima, a quelle ancora vicine alla fotografia d’arte come le serie di Goldblatt e Segkala. Un percorso che esplica il vero valore dell’immagine fotografica quale strumento attivo e potente capace non solo di rappresentare la realtà circostante ma anche in grado di trasformarla.