22 – 29 settembre 2013 | Suzy Shammah gallerista: un percorso iniziato dieci anni fa

di - 30 Settembre 2013

Non volendo parlare della fine, concentriamoci sui “dieci meravigliosi anni” appena passati:
«Dei dieci anni stupendi che ho passato ho dato solo peso agli aspetti positivi e senza contare assolutamente quelli negativi che, invece, nel corso degli anni ho sentito sempre più presenti. All’inizio le difficoltà le affronti con energia perché vuoi scalare questo famoso Everest pensando che un giorno ti siederai e tutti vorranno quello che proponi».
Parliamo di un’esperienza da ricordare durante questo percorso
«Con Florian Slotawa (artista di cui si è appena inaugurata una terza personale nella galleria) un’esperienza fantastica che ricordo in questi dieci anni è la mostra che ha fatto qui nel 2007 in cui ha portato il soffitto del suo studio di Berlino. Quella mostra è stata davvero interessante. Il soffitto era il soffitto, e va bene. Ma il tutto stava proprio nell’esperienza di non avere niente eccetto quella parte di architettura, che in più ti saresti accorta non essere parte della galleria solo se avessi alzato lo sguardo. Se l’installazione poi ti avesse interessata a tal punto da proseguire fino al mio appartamento, avresti visto le foto che aveva installato nella mia stanza e allora il percorso poteva dirsi terminato. Poi, la soddisfazione di averlo portato in fiera e di aver venduto il suo lavoro. In questo devo dire che la Collezione La Gaia e la Collezione Righi mi hanno sempre sostenuto tantissimo. Se non ci fossero stati loro non avrei resistito nemmeno per dieci anni. Fare una mostra bellissima che poi ti viene comprata anche da una collezione importate è davvero una soddisfazione!»
Con Florian si conclude anche il percorso della galleria
«Si, con Florian compiamo questo saluto. Quando gli ho detto che avrei chiuso mi ha detto: “Ma perché prima di chiudere non facciamo ancora qualcosa?” Così è nata anche l’ultima mostra. Come può essere interessante un approccio di questo tipo. Una piccola chiave di lettura su qualcosa che è sempre anche più grande. Le mostre che ho ospitato qui sono sempre state fatte in quest’ottica, con l’idea di una lente che potesse aprire a una visione diversa, un accesso anche al discorso sul linguaggio. Anche questa mostra non è necessariamente in linea col mercato ma è molto interessante».
Non si sente nemmeno un po’ triste durante la sua ultima inaugurazione?
«Triste no. La vedo davvero come il compimento di una cosa che ha fatto il suo percorso e che ha dato il meglio che aveva da dare».
Tutte le immagini: Caterina Failla
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