Gaypride, manifestazioni politiche, adunate musicali, mayday, critical mass, folle da concerto, flash mob. L’unione fa la forza: assodato. Se si vuole fare qualcosa, meglio farla in due. Anche Warhol lo diceva (one’s company, two’s a crowd, three’s a party). Ma dove finisce il singolo individuo nel vortice della folla (oltre a subire quelle ripercussioni fisiche causate dai soliti sballottamenti da manifestazione)? La riflessione ce la porta Emma Ciceri che affronta il ragionamento abbandonando l’ottica di omologazione solitamente associata alla massa e sottolineando, al contrario, la complessa pluralità che esiste all’interno della folla. Ma dove si coglie il limite tra l’unicità e l’uniformità? Dove finisce il comportamento dell’uno e inizia la forgiatura dello stesso da parte della massa? Con il suo ultimo progetto Madre di monumenti, l’attenzione viene posta anche sul rapporto attualità-storia, sulla staticità del monumento contrapposta alla plasmabilità della folla. A Emma Ciceri il contesto non interessa, e infatti lo cancella. Sottolinea solo la folla e il suo ruotare e plasmarsi intorno ai monumenti storici, evidenziando come spesso la relazione cambia, trasformando la folla in monumento vivente in grado di ridefinire lo spazio e la sua percezione. L’energia, la velocità, il movimento, la potenza e l’impeto della manifestazione rimangono ancora latenti, potenziali, all’interno dell’immagine. Una riflessione e un lavoro stimolanti che sembrano non la fine di una riflessione ma l’inizio verso altri e nuovi possibili progetti.
Fotografie di Caterina Failla
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