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dal 6.II.1999 al 16.V.1999 | I Fauvers e la critica, uno scandalo annunciato | Torino, Palazzo Bricherasio

di - 11 Maggio 1999

Il termine “fauve” venne usato per la prima volta a Parigi nel 1905 dal critico d’arte Louis Vauxcelles che, in occasione del Salon d’Automne, osservando una scultura dall’aspetto delicato circondata da quadri “oltraggiosamente” colorati, esclamò con ironia: “Donatello dans la cage aux fauves!” (“Donatello tra le belve!”). L’appellativo, all’inizio denigratorio, riscosse in seguito un enorme successo tra l’opinione pubblica che, dopo solo un anno, riconobbe in quest’espressione la pittura di una giovane generazione di artisti, tra i quali figurano alcuni dei più grandi nomi del nostro secolo: Matisse, Derain, Vlaminck, Braque, Dufy, Marquet e Van Dongen .
I giovani fauves condividevano un substrato di esperienza comune: Parigi e l’Europa d’inizio secolo, dove era viva una nuova esigenza di libertà, di evasione dalle rigide regole accademiche, di espressività, di spontaneità negli accostamenti di colore e di libero sfogo della fantasia. Si originò cosi una “nuova offensiva del colore” che scosse il messaggio pittorico nel suo insieme: la pittura si riappropriò della propria autonomia rispetto alla realtà circostante, usando la natura come repertorio di immagini da reinterpretare. Il “fauvisme” fu l’espressione del sentimento e degli stati d’animo attraverso le potenzialità del colore; in altre parole, come disse Vlaminck, “Una voglia pazza di ricreare un mondo nuovo, il mondo come lo vedevano i miei occhi, un mondo per me solo”.
Matisse, invece, affermò: “La pittura Fauve non é tutto, ma il fondamento di tutto” ed infatti il movimento fauve ebbe un’influenza quanto mai energica sulla pittura di inizio secolo, generando un cambiamento radicale e profondo nell’evoluzione dell’arte moderna e contemporanea.

La mostra “I Fauves e la critica. Uno scandalo annunciato” è una rassegna perfettamente esaustiva del “fauvisme”; il percorso espositivo comprende infatti 61 opere (sia delle più importanti collezioni pubbliche mondiali, sia di collezioni private internazionali) tratte in maniera omogenea dalla produzione dei 12 principali esponenti del movimento: Braque, Camoin, Derain, Van Dongen, Dufy, Friesz, Manguin, Marquet, Matisse, Puy, Valtat e Vlaminck . Si tratta di paesaggi, di nature morte e ritratti che riprendono tutti i temi e i tratti dominanti dell’espressione artistica dei fauves, a partire dal caratteristico uso del colore puro.
L’originalità della mostra, allestita a Palazzo Bricherasio e curata da Maithé Vallès-Bled (direttrice del Museo di Lodève), risiede inoltre nell’esposizione di articoli e pagine di critica d’arte risalenti ai primi anni del ‘900 che consentono di indagare il momento storico e percepire gli umori dell’opinione pubblica di fronte al terremoto originato dalla pittura fauve nel mondo dell’arte.
Tra le opere più importanti presenti, ricordiamo: “Le bateau blanc (Port d’Anvers)” di Braque, “Pécheur à Argenteuil” di Vlaminck, “Pécheurs à Collioure” di Derain, “Le cirque” di Van Dongen, “Nature morte aux fruits et aux fleurs” di Matisse e “Le Port de Cassis à la Barrière” di Camoin.

La mostra, organizzata in co-produzione dalla Fondazione Palazzo Bricherasio e dal Museo di Lodève in collaborazione con il Centro Italiano per le Arti e la Cultura, è promossa dalla Regione Piemonte e proseguirà in seconda sede al Museo di Lodève.
Il catalogo (Electa) presenta testi analitici e di sintesi, una cronologia dettagliata del movimento fauve e una scheda scientifica per ciascuna opera.

gabriella grea

Periodo 06 febbraio – 16 maggio ‘99
Orario: martedì – domenica h. 10 – 19, lunedì h. 14 – 19
Sede: Palazzo Bricherasio Via Lagrange, 20 – Torino
Ingresso: L. 12.000 intero, £. 8.000 ridotto
Informazioni al n° 011/517.16.60


[exibart]

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