Il 2003 segna il centenario dell’attività editoriale della Vallecchi , che ha recentemente inaugurato un proprio centro culturale (BZF, il nome) nell’ex-tipografia di Via Panicale a Firenze.
Dopo mostre su Afro e Birolli, Vallecchi focalizza l’attenzione sulla celebre rivista Leonardo, che, insieme alla coeva Il Regno , ha costituito una delle principali liaison tra la realtà artistica e filosofica dell’Italia del primo ‘900 e le analoghe esperienze a livello europeo, confermando l’allora indiscussa leadership di Firenze come fucina di giovani talenti.
Fondata il 4 gennaio 1903, nella storica sede di palazzo Davanzati, da Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini (che scelsero gli pseudonimi di Gian Falco e di Giuliano il Sofista), la rivista vide,
Radicale, però, il cambiamento: se, infatti, la prima edizione privilegiava quell’approccio eclettico e simbolista che aveva fatto interpretare a Papini Leonardo da Vinci come “l’individuo sdegnoso, il cercatore universale, il pensatore profondo e il creatore di opere belle, il signore delle ombre e dei sorrisi” che meglio poteva rappresentare “il gruppo di giovani desiderosi di liberazione, vogliosi d’universalità , anelanti a una superiore vita intellettuale ” che si riuniva intorno alla rivista, la seconda edizione accantona l’universo dell’arte in favore di una marcata componente filosofica di matrice pragmatista, con il conseguente cambiamento dei collaboratori che vedranno, al posto di De Karolis, Mussini ed Emilio Cecchi, nomi come Calderoni, Vailati ed Amendola, oltre ai contributi internazionali di Schiller e William James.
La terza serie è, infine, quella che, dal febbraio del 1906, vedrà la fine definitiva della rivista, nell’agosto del 1907.
La mostra fiorentina propone foto documentarie, testi autografi, articoli e testimonianze epistolari, ma soprattutto quadri ed incisioni con opere di De Karolis, Costetti, Ghiglia e Soffici, che ben documentano il variare del gusto dall’eleganza -di chiara ascendenza francese ed austriaca- del Liberty (ricordiamo lo splendido Eros di De Karolis) alla realtà, più nervosa e “moderna”, delle nuove avanguardie, con cui ritratti e nature morte avranno il sopravvento sull’atmosfera, sognante e sospesa, delle tematiche mitologico-leggendarie dei primi anni del ‘900.
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