Il lavoro fotografico sui landscape di Davide Bramante (Siracusa, 1970), inizia nel 1998 con la serie My own Rave. Sono elaborazioni create tramite l’uso della tecnica della sovrapposizione multipla, con la quale l’artista realizza scatti di vedute cittadine su uno stesso fotogramma, dando vita così ad una visione d’insieme fatta di momenti diversi. Come in Bernini + Colosseo, dove la nota Fontana dei Fiumi di piazza Navona s’intreccia all’altrettanto famoso Anfiteatro Flavio. O in Los Angeles (Hollywood + Lax), immagine in cui il paesaggio metropolitano di Hollywood entra in connessione con lo skyline dell’aeroporto Lax.
Il contemporaneo vedutista compie un’operazione di estrema compressione, sia spaziale che temporale, dando luogo ad una molteplicità che fa pensare a quelle opere architettoniche che più volte nel corso della storia sono state modificate attraverso vari stili decorativi. Lo stesso Bramante è infatti noto estimatore del Duomo di Siracusa, cattedrale che raccoglie in se varie contaminazioni culturali: ellenistiche, bizantine, barocche. Nelle proprie creazioni, mentre diversi istanti sono uniti in una medesima scena, i vari punti di fuga s’intrecciano, destabilizzando il nostro sguardo, sfumando la differenza fra pieni e vuoti, grazie anche ai piani che si alternano ogni volta che stacchiamo gli occhi dalle fotografie.
“La civiltà città m’affascina……mi confonde m’attrae ma non m’incanta…..la civiltà città s’insinua in me, s’insinua ragionando sui perchè…….la civiltà città m’allergica……”. Un sottile filo logico lega questi versi di Giovanni Lindo Ferretti alla particolare narratio dall’artista, che rimanendo attratto da ciò che vede, riversa nel proprio lavoro quell’aspetto edonistico di cui parla il curatore Lorand Hegyi, ma che allo stesso tempo se ne discosta, stordito dalla quantità d’immagini che affluiscono nella mente. Come in un ricordo di viaggio ciclico, all’interno del quale torniamo più volte nel medesimo posto, immagazzinando sempre più dati e rendendoci conto della fugacità e frenesia di ogni attimo.
Nella nuova serie di light box, presentata per la prima volta alla Galleria Poggiali e Forconi, l’elemento con il quale Bramante si confronta è la luce: le foto vengono stampate su plexiglas e retroilluminate, conferendo così ad esse una forza lirica maggiore. Soprattutto per la serie In to the Fiction: sovrapposizione di più fotogrammi di famose pellicole cinematografiche.
francesco funghi
mostra visitata il 1 marzo 2007
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da datato manualetto di fotografia aggiungerei. da lui mi aspettavo molto, molto, molto di piú.
che bei giochini! ma basta