Mariella Bettineschi nasce a Brescia nel 1948. Si diploma all’Accademia di Belle Arti Carrara di Bergamo nel 1970. Attualmente vive e lavora tra Bergamo, Francoforte e Berlino.
L’installazione di Mariella Bettineschi si inserisce perfettamante nell’esposizione Faces & Places allestita alla Galleria Biagiotti. Nella sua opera sono infatti protagonisti le facce e il luogo: il Ground Zero. Qui regna la distruzione, la morte, il dolore e, soprattutto, il passato che non si può
Queste foto sono lì a renderci consapevoli di cosa è successo. Siamo certi che qualcosa è cambiato, che, dopo l’11 settembre, niente sarà uguale a prima. Una data che è diventata la data.
Lì, al World Trade Center, quel giorno Gianni Riotta ha detto: «la Storia è bruciata». Insieme alla Storia sono andate perse, però, tante STORIE: quelle vissute da uomini e donne che, in quella mattina, si erano recati, come tutti giorni, a lavorare, ignari di quello che il destino gli aveva riservato. Dalle Twin Towers al Ground Zero in pochi minuti. Ancora Riotta scrive: «Qui è cenere e la si calpesta con timore reverenziale». È lì che Mariella Bettineschi è andata appena ha potuto, a fotografare, a fermare quei momenti, quelle facce e quel luogo. Su questo che è diventato un luogo-non-luogo la Bettineschi ha voluto far sue, ma anche nostre, le reazioni delle persone accorse, gli omaggi e le parole lasciate impresse su un lenzuolo bianco, ma anche sulla bandiera a stelle e strisce, orgoglio degli americani. Colori che vogliono animare il grigio delle macerie, il niente. Colori che vogliono restituire la vita a chi non la potrà più riacquistare. Dunque, la speranza.
Oggi, a distanza di otto mesi, queste immagini ci riportano a quel giorno: quando davanti al televisore, alla realtà della diretta, tutto si è fermato; quando l’angoscia è entrata nelle nostre mura e nelle nostre vene. Quell’ansia non ci abbandonerà e ci renderà vulnerabili più di quello che siamo già.
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