La mostra inaugurata al Museo Marino Marini il 16 marzo rientra in un progetto, “Memoria del Novecento”, teso ad illustrare, attraverso eventi di vario genere, diversi aspetti del panorama artistico del XX secolo. L’opera di Renato Alessandrini si svolge nel pieno delle esperienze, molteplici, talora contraddittorie, che si sviluppano in Toscana nel secolo scorso. Come altri grandi artisti della sua generazione, anche Alessandrini si forma nel clima, vagamente antiaccademico, della Scuola d’arte di Porta Romana. Il pittore, pur vivendo consapevolmente la propria epoca, mantiene sempre una particolare attenzione alla lezione di artisti “storicizzati”, come Cézanne e Fattori, unita ad una forte sensibilità per l’antico. Dopo il periodo giovanile, che lo vede intento a sperimentare diverse forme di espressione pittorica, Alessandrini raggiunge un’identità artistica autonoma. La compattezza stilistica, coerente in tutto il percorso creativo, non va vista come ripetersi di una vocazione compositiva arenatasi su formule consolidate. Il pittore si rinnova costantemente nella sua appassionata ricerca, tanto nei temi quanto nella riflessione sul colore e sulla luce. Con una pennellata sempre studiata, ora fortemente plastica, ora velata, l’artista riesce a creare effetti di sorprendente profondità spaziale facendo uso della sovrapposizione di toni.
La luce stessa, nelle tele di Alessandrini, risulta ogni volta restituita mediante brillanti scelte di accostamenti cromatici.
Durante tutta la sua vita il pittore ha esplorato differenti aspetti della realtà, passando dal paesaggio (bellissime le vedute di Firenze, di impronta fortemente impressionista), al ritratto, alla natura morta. Molteplici anche le tecniche sperimentate: in mostra sono presenti, oltre alle opere ad olio, anche acquerelli, acqueforti e disegni a penna. Ma il momento più emozionante dell’arte di Alessandrini è sicuramente dato dai suoi interni.
In lavori come “Tavola apparecchiata” o “Ingresso di casa”, l’artista riesce a tradurre le sensazioni in immagini; tale processo non produce nessuna immobilità della percezione: nel dipinto permane un forte effetto dinamico, creato dalla frammentazione e ricomposizione delle forme.
Pietro Gaglianò
Mostra vista il 16-III-2001
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