Non pensiate che definire errore sospeso un paracadutista down sia una cattiveria contro i portatori di handicap. No. È solo un gioco di parole in cui l’errore nella concatenazione dei cromosomi diventa un motivo d’interesse concettuale, e quindi artistico. Alla catena fatta di migliaia di combinazioni necessarie alla vita può accadere che manchi un anello. Ed è questa la possibilità di fare dell’errore matematico uno strumento conoscitivo estremo, estraneo alla dinamica abituale dell’individuo, in grado di allargare la sfera percettiva oltre i limiti dell’ortodossia della normalità.
Gioca tutto sull’esasperazione poetica della percezione, Rocco Dubbini (Ancona, 1969), che sceglie anche di accomunare nello stesso contraddittorio destino un canarino ed un pesce, creature palesemente difformi. Li fa interagire in un’installazione in cui un vaso-acquario di vetro appoggiato a terra si ingloba con una gabbia che pende dal soffitto −a mo’ di stalattite− nella quale cinguetta il canarino. E non è una esibizione da circo Barnum, bensì un cortocircuito, un ossimoro di pensiero.
L’artista marchigiano insiste sul capovolgimento del senso e delle dinamiche sensoriali, unendo un termosifone ad un compressore con scambiatore di calore e liquido refrigerante. È così che un calorifero si trasforma in un frigorifero, o meglio in un criorifero, e ghiaccia lungo le pareti. Forse giocando sotto il sole la fa sin troppo facile, ma la tentazione di toccare il ghiaccio è irresistibile, come confermato anche all’esposizione dell’opera ad Artefiera.
Dubbini sceglie invece un trittico per dissertare sul sé, sulla propria identità ma su quella di tutti in fondo, in maniera antinarrativa e antiretorica. Tre foto in bianco e nero di forma quadrata sono accostate: nella prima c’è un autoritratto, nell’ultima un uomo di colore. E di mezzo? Lo scatto di mezzo dimostra tutto ciò che i genetisti ben sanno, sulle diversità razziali, sull’origine africana dell’uomo e via discorrendo. La foto è di un uomo a metà strada tra quelle agli estremi e conserva i tratti somatici di entrambi. Ma è anche un’analisi impietosa, cattiva, dell’individuo, dell’identità soggettiva. Solo ad un’ora di Photoshop da qualunque altro uomo.
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bravo rocco!