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Fino al 3.XI.2013 | Vedova Tintoretto. | Venezia, Scuola grande di San Rocco

di - 1 Luglio 2013
Non è mai una scommessa facile presentare esperienze contemporanee in contesti artistici fortemente caratterizzati. È richiesta discrezione, misura, rispetto e allo stesso tempo non lasciarsi intimidire. Se il contesto è la Scuola Grande di San Rocco, una sorta di Cappella Sistina veneziana come è stata giustamente definita, a firma Jacopo Robusti detto il Tintoretto, la scommessa da vincere non è di poco conto.
Il passo iniziale di quello che si configura come un programma espositivo di lungo respiro dedicato alla reinterpretazione dell’istituzione veneziana, è stato compiuto presentando Emilio Vedova. Si tratta di un motivato accostamento, che trova la sua ragion d’essere nel costante confronto di Vedova, in particolare negli anni di formazione, con la produzione artistica del suo predecessore.

Una serie di studi su carta risalenti a due distinti periodi testimoniano la continuità del confronto: sia la prima serie (inchiostri e carboncini) che la seconda serie (tempere su carta) evidenziano che osservando e studiando le scene e l’animazione gestuale di Tintoretto, Vedova  viene elaborando le caratteristiche di un segno –  la vibrazione, la tensione espressionistica fra luce e ombra- che contraddistingueranno l’intera sua attività.
È stato scritto, puntualmente, che è nella tensione fra la particolare visione della scena sacra che propone Tintoretto e la sua traduzione sul piano di una visione laica il punto che impegnerà l’urgenza creativa di Vedova. E dunque certe visioni ai limiti dell’evanescenza, fantasmatiche, del pittore dei grandi teleri veneziani, nelle quali la densità dei corpi sembra sciogliersi nella agitazione gestuale e in una luce che è un balenio, una radianza, ritorneranno come propria cifra stilistica di Vedova  dai lavori giovanili ai grandi cicli pittorici. Spiega Celant, che cura l’esposizione, nel catalogo: «La trasmissione del gesto cromatico da Tintoretto a Vedova si concretizza attraverso elementi comuni quali la passione e il furore, la relazione con la città, Venezia, lo spirito maledetto, il vedere in avanti, la densità interiore, la spinta ad aprire la pittura al volume e la singolarità di una solitudine che “moltiplica le forze mentali e le spinge al parosissimo”».

Nel medesimo catalogo (Marsilio Editori) è presente la pubblicazione di note inedite facenti parte di un insieme di Appunti di quaderni studio del 1991, precedute da una densa annotazione di un decennio prima, stesa con il caratteristico periodare che non permette distrazioni rispetto a ciò che preme esprimere: “Tintoretto eretico / Vedova eretico / si temerario / tentato / si eretico // ricerche di / viscere / d’ambiguo. / Dopo la fine in me per anche // ideologia / specchio di me a me / in un mondo di fantasmi – di circo”. Oltre agli studi precedentemente citati, al pianterreno, nella area della navata centrale della grande sala, sono appese, grazie a supporti ancorati al soffitto, lavori di grandi dimensioni (cm 280×280) che fanno parte di Oltre, due cicli di tele di straordinaria potenza del 1985. Sono opere che disegnano uno spazio ulteriore, qualcosa che ricorda una infilata di rosoni sospesi. Opere per osservare le quali non si può che volgere, anche metaforicamente, lo sguardo verso l’alto.
Riccardo Caldura
Mostra visitata il 23 maggio
dal 24 maggio al 3 novembre 2013
Vedova Tintoretto.
Scuola grande di San Rocco. San Polo, 3052
30125 Venezia
A cura di Germano Celant con Stefano Cecchetto.
Orari: tutti i giorni 9.30 – 17.30

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