L’artista bostoniana Toots Zynsky presenta in questa mostra monografica una selezione di circa cinquanta lavori in vetro, che ne esemplificano il percorso creativo dal 1984 a oggi, dopo, cioè, la decisione di dedicarsi in via esclusiva al linguaggio dell’arte vetraria, maturata a Murano con Venini, per il quale ha creato le celebri collezioni del Folto e dei Chiacchera. Nasce in questo periodo la formulazione di un linguaggio personalissimo che le farà guadagnare la presenza nelle più prestigiose collezioni di vetri contemporanei pubbliche e private. Le sue sono infatti vere e proprie sculture, realizzate utilizzando canne prodotte a Murano con una particolare e complessa tecnologia messa a punto con l’aiuto di un ingegnere olandese: il risultato sono sottilissimi fili di vetro, con i quali si compongono gli affascinanti e coloratissimi tessuti che danno corpo ai suoi lavori.
Ne dà testimonianza anche l’esposizione del Museo Correr – che peraltro mostra anche come Venezia voglia tenere stretta la presa sull’arte vetraria e le sue possibilità di attualizzazione. Fa forse pecca un allestimento un po’ troppo monotono e compresso nella sala del trono e sale adiacenti, che non rende sempre del tutto giustizia all’efficacia espressiva della Zynski. Novilunio, Flash fire, Black birds, Morning fuego, City lights, Icebergs, Indian summer sono solo alcune tappe del lungo poema intessuto dall’autrice. Si tratta spesso di variazioni ossessive sullo stesso tema formale – sia esso un vaso o una conchiglia evocatrice di mitiche nascite –, mutevoli per trama del filamento vitreo e tavolozza.
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G.C.
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