Categorie: venezia

Rebithing | La Giarina Arte Contemporanea, Verona |

di - 29 Aprile 2018
In un mondo ipertecnologizzato e digitalizzato sono molti gli autori che oggi ragionano sul rapporto dell’essere umano con la natura declinando il proprio lavoro in chiave ecologista, poetica, idealista, utopica, panteista…
Verona ne ha avuto diversi assaggi grazie all’attività di alcune gallerie che negli ultimi anni hanno dedicato a questo tema numerosi progetti espositivi. Ricordiamo per esempio “Bivacco17” a La Giarina Arte Contemporanea (settembre 2016) o “Back to the Land” a Studio la Città (gennaio 2017) o ancora “Corpus Plantorum – Zachari Logan” a Isolo17 (maggio 2017): tre mostre molto diverse tra loro che testimoniano tre approcci possibili alla tematica. “Back to the Land”, infatti, riuniva artisti attivi sul fronte ecologista con esempi quasi militanti, “Corpus Plantorum” invece presentava il lavoro utopico/distopico di Zachari Logan, il quale immaginava una metamorfosi binaria tra il proprio corpo e quello di una fauna futuribile, “Bivacco17” infine ricostruiva brani di un’esperienza fisica nella natura, quella di Daniele Girardi e del suo viaggio in solitaria nelle foreste norvegesi, vista in rapporto con l’esperienza spirituale di Claudio Costa, che della natura ricercava le leggi primordiali. Un filo di continuità lega quest’ultima mostra con “Rebirthing”, presso La Giarina Arte Contemporanea, dove Luigi Meneghelli riunisce Alberta Pellacani, Silvano Tessarollo e Daniele Giunta. Il concept sul quale ragiona la mostra è esplicitato dal titolo: non si tratta di un auspicato “ritorno alla terra” ma di una letterale “rimessa al mondo”, una “rinascita” della natura, o meglio, del rapporto uomo-natura. È una visione che – come specificato nei saggi a catalogo, l’uno a cura di Meneghelli, l’altro a firma di Andrea Lerda – non ha nulla a che vedere con le operazioni landartiste o poveriste, ma che affonda le proprie radici più in là nella storia dell’arte: ci si legge il desiderio di Paul Cézanne di indagare la trama di cui è fatta la realtà o l’emozione di vivere il mondo (e non nel mondo) del Romanticismo tedesco alla Caspar David Friedrich. E seppure il lavoro dei tre artisti presentati da Meneghelli sia molto eterogeneo – nei materiali come nelle forme – si respira in queste opere un medesimo bisogno atavico di contatto con il mondo, la necessità di recuperare una comunione fisica e spirituale con la natura seguendo un istinto primordiale che porti alla riscoperta, alla ricostruzione di un legame sopito.
Silvano Tessarollo, vista della sala
La Pellacani lo fa principalmente attraverso il mezzo fotografico: le sue immagini, ottenute attraverso una complessa tecnica di ripresa e l’utilizzo di materiale specchiante, cercano di andare al di là del visibile per mostrarci l’essenza delle cose, un’esistenza fluida, mai fissa ma continuamente mutevole: non l’hic et nunc impressionista, ma il pánta rheî eracliteo, il continuo scorrere della vita che si fa immagine distorta (“Palinsesto urbano NY//04” ) o segno lirico (“Charging”). Nella sala dedicata ad Alberta Pellacani, oltre ai lavori fotografici, sono allestite tre installazioni della stessa autrice in un serrato dialogo tra materia e immagine del mondo. Così, la natura rovesciata di “Senza titolo – adattamenti” trova nuove vie di esistenza nello spazio potenziale di due specchi; la natura coriacea di “Germinatoio” rinasce dal ferro arrugginito; la natura celata di “Forma della notte” si svela solo in assenza di luce grazie all’uso di materiale fluorescente, in un gioco dialettico tra visibile e invisibile, percezione e scoperta, profondità e superficie. Per Daniele Giunta invece la rifondazione del rapporto uomo-natura passa attraverso la totale fusione tra arte e vita, così, abbandona la città (Milano) e la pittura, per scegliere la Terra, in un’immersione totale, monacale e monomaniacale. Meneghelli definisce la sua operazione come “un passaggio dall’estetico all’etico” con esiti apparentemente poveri (le sue opere sono cataste di legno e ferro, totem di pietra e rame) ma pregni di significato poiché sono il frutto di un’esperienza, i segni di una vita vissuta a stretto contatto con il mondo. Ne è una prova “Build from Flowers”, video del 2017, in cui la quotidianità dell’artista diventa operazione artistica. E infine, Silvano Tessarollo, utilizza gli elementi prelevati direttamente dalla natura (terra, torba, legno, stoppia, etc.) per trasformarli in materia pittorica o scultorea. Le sue opere alludono a una dimensione immateriale, a una trasfigurazione sublime. Ne sono un esempio “In hoc signo”, “Sine sole sileo” o “All’improvviso si alza vento”. Il progetto espositivo dedica un ambiente specifico a ogni artista ma attraverso la scelta delle opere e il pensiero curatoriale riesce a suggerire echi e riflessi nelle tre ricerche diventando una preziosa occasione di incontro e confronto.
Jessica Bianchera
mostra visitata il 03 aprile
Rebithing
La Giarina Arte Contemporanea
Via Interrato dell’Acqua Morta, 82
37129 Verona
Orario: da martedì a sabato, ore 15.30-19.30 (e su appuntamento)
Info: +39 045 8032316 www.lagiarina.it

Si laurea in storia dell’arte contemporanea nel 2013 presso l’Università degli Studi di Verona e nel 2018 consegue il titolo della Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Da settembre 2013 a giugno 2015 ha lavorato in Spagna a un progetto in collaborazione con la Camera di Commercio di Santander; da ottobre 2015 è cultore della materia per la cattedra di storia dell'arte contemporanea dell'Università di Verona. Scrive per Exibart e altre riviste d’arte contemporanea come Op.Cit. Selezione della critica d'arte contemporanea; da ottobre 2016 collabora con ArtVerona nell’ambito del programma di visite guidate. Nel novembre 2016 fonda l’Associazione Culturale Urbs Picta, attiva nella promozione e organizzazione di eventi culturali al fine di favorire la conoscenza e la fruizione consapevole dell’arte contemporanea. Collabora con musei, gallerie, enti e manifestazioni per progetti di ricerca e di curatela.

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