Categorie: Architettura

architettura_saggi | Prossimità di ‘senso inedito’

di - 8 Maggio 2003

La vastità dei percorsi di ricerca e la produzione di nuove visioni architettoniche contribuiscono a delineare aggiornati modelli progettuali, soluzioni di evidente raffinatezza costruttiva e di colta espressività.
Dallo spazio del ‘piccolo movimento’ fisico fino a quello dello spostamento ‘virtuale’, l’architettura evidenzia le sue qualità e i suoi enigmatici dialoghi. Le condizioni di tale decodifica stiano seguendo un percorso fisiologicamente naturale, ascrivendosi ad un evidente risveglio di proprietà ‘umane latenti’. Sollecitate da fenomeni percettivi e da sovrapproduzioni tecnologiche, nella loro ossessiva ricerca di ambiti umani nei quali inserirsi, queste tecnologie hanno intaccato ciò che per l’uomo è stato taciuto da un equilibrio di ordine superiore legato alla componente evolutiva.
Certo le visioni di registi e scrittori a proposito dell’argomento non sono delle più entusiasmanti. Per esempio, Philip K. Dick , nel racconto ”Il cacciatore di Aneroidi ”, isola i suoi personaggi in un mondo teso verso un disordine incontrollabile. Wim Wenders, nel film “Fino alla fine del mondo ”, invece li isola in una natura lontana, metafisica e ferma agli occhi dell’uomo, consumati da un’assenza dalla realtà.
Sull’argomento così si esprime P.Lévy: “(…) nel silenzio del pensiero, noi percorriamo fin d’ora i viali informatici del cyberspazio, abitiamo le imponderabili dimore digitali ovunque diffuse, che costituiscono fin da adesso le soggettività degli individui e dei gruppi.(…). E’ un’architettura dell’interno, un sistema incompiuto delle strumentazioni collettive di intelligenza, una volteggiante città dai tetti di segni.” (P. Lévy, L’intelligenza collettiva, Feltrinelli, Milano, 1996).
Siamo di fronte ad una concezione nuova di territorialità e quindi d’ordine delle relazioni urbane, radicate fisicamente in un luogo, ma affette da un virulento, epidemico nomadismo percettivo.
I flussi delle informazioni generano metaforiche gallerie del vento, dove l’interattività modella identità complesse, partecipi di una grande macchina pensante. Viviamo le ‘prossimità’ di quello che si va delineando come la complessa genesi del nostro probabile ‘nuovo senso’. Difficile da immaginare. Come si arriva a tali conclusioni? Basta osservare attentamente l’evoluzione architettonica e le componenti tecnologiche che ad essa si sono pian piano unite costituendone configurazioni strutturali ormai insostituibili a carattere multimediale.
La mia ricerca è fondata sulle problematiche inerenti la trasformazione percettiva dell’umano immerso in un sistema delle informazioni derivate dalla possibile metamorfosi dello spazio (l’architettura chiaramente rientra totalmente in questo ambito). E’ il regalo di una fusione con una tecnologia avanzata, la perfetta simbiosi tra due realtà lontane che hanno trovato una strada comune avviluppando le prestazioni dell’ospite e offrendo le proprie, a garanzia di una sopravvivenza più lunga.
Pensiamoci bene. Se i cinque sensi ci relazionano alla fisicità del luogo secondo parametri misurabili, allora il mondo virtuale e le sue regole (spazi illimitati per l’immaginazione e la creatività) hanno creato un confronto nuovo, un probabile ed importante ‘senso inedito’. L’architettura è l’esempio pregevole delle flessibilità, delle sue forme espressive che registrano i cambiamenti sociali e contemporaneamente le diverse innovazioni tecnologiche. Essa ha risposto come sempre alle attese, anzi, grazie alla sua immensa mole di ricerche ed esperienze, rimane l’esempio pratico della possibilità di creare linguaggi straordinariamente diversi.

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paolo marzano


Le fotografie sono state pubblicate su gentile concessione dell’autrice Letizia Camaiti, Firenze. Allestimento della mostra di Frank Gehry al Gugghenim di New York, agosto 2001

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  • sarebbe più appropriato di "Paolo Marzano" un caratteri cubitali di "Paolo MARZIANO"...di sicuro sarebbe d'effetto. "

    Il grande Philip K. Dick malgrado tanta fantasia futuribile si è accorto che la quotidianità era la breccia del reale...quindi dopo tanta ricerca di verità in assoluto, la quotidianità ne è l'unico esempio lampante? Non me ne vogliano le divinità, ma allora ti scrivo un bellissimo romanzo REAL. Ecco che una caducità assume anche i toni del futile, ovvero il più deprimente dei peccati,nelle righe di "confessioni di un artista di merda". Merda? C'è scritto proprio merda? Lo stupore rimane solo pochi istanti, poi quel titolo vi cattura e allora prendete in mano il libro...leggete la quarta di copertina e decidete con un sorriso. "
    ("pensieri liberi" 2003 m.c.)

  • sarebbe più appropriato di "Paolo Marzano" un caratteri cubitali di "Paolo MARZIANO"...di sicuro sarebbe d'effetto. Il grande Philip K. Dick malgrado tanta fantasia futuribile si è accorto che la quotidianità era la breccia del reale...quindi dopo tanta ricerca di verità in assoluto, la quotidianità ne è l'unico esempio lampante? Non me ne vogliano le divinità, ma allora ti scrivo un bellissimo romanzo REAL. Ecco che una caducità assume anche i toni del futile, ovvero il più deprimente dei peccati,nelle righe di "confessioni di un artista di merda". Merda? C'è scritto proprio merda? Lo stupore rimane solo pochi istanti, poi quel titolo vi cattura e allora prendete in mano il libro...leggete la quarta di copertina e decidete con un sorriso. "
    ("pensieri liberi" 2003 m.c.)

  • complimenti, l'autore di questo saggio ha la prima traduzione di "Do Androids Dream of Electric Sheep?" (Blade Runner, o, meglio "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?", o almeno credo, se la cede gliela compro veramente volentieri, può fare lui la cifra, mi potrebbe scrivere? gliene sarei gratissimo! grrrrazzzzie!Leo Bulero

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