Continua la rinnovata fortuna critica di Paolo Soleri in Italia. Dopo il Leone d’Oro a Venezia arriva questo nuovo riconoscimento che lancia la candidatura di Soleri verso i livelli internazionali del Premio Eurosolar per progettisti che abbiano contribuito alla diffusione dell’uso dell’energia solare in Architettura ed Urbanistica.
In Ottobre, a Roma, si svolgerà la premiazione; pubblichiamo in anteprima il testo critico illustrativo della candidatura:
PAOLO SOLERI, L’ARCHITETTO DEI DUE SOLI
Paolo Soleri Architetto Solare? Si, ma nell’accezione più ampia che si possa dare a questi due termini: Architetto in sé ed in quanto Urbanista, Filosofo, Artista, Demiurgo; Solare in tutti i significati diretti ed indiretti che il linguaggio vi attribuisce.
Non si può pensare l’opera di Soleri senza tener conto del suo modo di rapportarsi con il Sole. Le sue città sono cosmogoniche; sono il tramite con cui l’uomo si organizza sulla terra per confrontarsi con il cielo e la luce. La loro struttura si genera in funzione di un rapporto attivo e passivo con l’asse eliotermico; le loro forme parlano un linguaggio proprio della sfera universale.
La Città dei Due Soli dunque, e l’architettura che la iperstruttura, vive e si conforma in funzione di due flussi: l’irradiazione della luce che la alimenta energeticamente, e l’irradiazione della mente umana che la giustifica nel suo essere. Non insediamento secondo il modello urbano corrente, bensì Arcologia, summa di Architettura e Ecologia.
Two Suns Arcology debutta nel 1976. E’ un modello di città completamente alimentata dalla sola energia solare, che risponde certamente al problema della crisi energetica di quegli anni, ma che non si riduce a fenomeno contingente.
Già la Dome House, nel 1949, stabiliva dei criteri di controllo del microclima domestico di tipo bioedilizio. E le architetture e l’impianto urbano di Cosanti, iniziate nel 1955, sono fortemente cosmogoniche nel loro conformarsi in funzione dei benefici passivi di un corretto rapporto con la forte insolazione del deserto.
Si aggiunge invece in Arcosanti, con il progetto Two Suns appunto, la volontà di organizzare la città anche in funzione dei benefici di un comportamento attivo in rapporto al Sole. Si elaborano dunque, a scala urbana, modelli d’uso dei principi fisici dell’effetto serra, dell’effetto camino, e dell’inerzia termica. Come detto siamo nel 1976, e ad Arcosanti, nucleo urbano in costruzione, si comincia a realizzare quello che ancora oggi sembra “innovativo” se applicato su di un edificio, ed impensabile se voluto a scale maggiori. Sono passati 25 anni, la costruzione procede, ed i progetti continuano ad esplorare le potenzialità del tema.
Esiste qualcosa di più radicalmente solare?
Marco Felici
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