Le sale seicentesche degli appartamenti del Castello del Valentino, sabauda dimora di loisir affacciata sul Po, si aprono per ospitare l’opera di uno dei maggiori strutturisti del Novecento, l’ingegnere madrileno Eduardo Torroja (1899-1961), autore anche di Razon y Ser de los Tipos Estructurales (logica e intuito nella concezione strutturale, ediz. italiana “La concezione strutturale”. Città Studi, 1995), trattato teorico che esplicita il risultato del suo processo creativo in cui “gli schemi di calcolo sono preceduti e dominati dall’idea che modella il materiale in forma resistente e lo adegua alla sua funzione”.
La mostra, realizzata dal Centro de Estudios Historicos des Obras Publicas del Ministero de Fomento spagnolo e organizzata dal Politecnico di Torino quale tappa italiana di un lungo tour europeo, è un percorso fluido attraverso una serie di pannelli leggeri composti in organiche forme ameboidi, accompagnati da numerosi modelli. Gli elementi della mostra si inseriscono tra le sale senza occultarne la percezione, il sistema espositivo consente la realizzazione di pannelli piuttosto ampi, sfruttati dai curatori per esporre un’enorme quantità di materiale: fotografie d’epoca, disegni di progetto, fotografie di cantiere a documentare le varie fasi costruttive accompagnate dal racconto di Torroja (purtroppo solo in spagnolo e in inglese), che riesce a chiarire con estrema semplicità il proprio modo di affrontare problemi strutturali assai complessi e la loro risoluzione formale. Il racconto fotografico mostra come lo studio strutturale avvenisse anche in laboratorio sottoponendo alle sollecitazioni modelli in scala ridotta, uno dei quali, quello della volta del Fronton Recoletos, presente in mostra.
Torroja utilizza il cemento armato per ottenere esiti formali estremi: la leggerezza delle volte sottili (mercato di Algeciras, 1933) che diventano forme organiche nel Tachira Club (1956), guscio organico che sembra appena sfiorare il terreno; il grafismo nell’acquedotto di Alloz (1939), canale sostenuto da radi cavalletti cementizi, che rende minimo l’impatto di un’infrastruttura dal disegno tradizionalmente massiccio; il gesto delle grandi coperture sospese: dall’ippodromo di Madrid (1935), serie di tende piegate sospese sulle tribune, alla “potencia y ligereza” della copertura sullo stadio Las Corts sempre a Barcellona(1943), ala che si assottiglia verso l’estremità , struttura reticolare metallica rivestita all’intradosso da tavole lignee discontinue a ricordare la forma di un grande mollusco. Forme che nascono da una profonda comprensione del comportamento delle strutture, oltre che dalla capacità di risolvere problemi pratici attraverso esiti formali di grande impatto ed estrema raffinatezza.
Luca Barello
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Bene!
Diciamolo che Calatrava non è nessuno!
Viva i maestri!!!