In una società ormai pro-privato la necessità di spazi che offrano una risposta poetica e pragmatica alle istanze della vita pubblica rimane comunque attuale: l’indagine di AR si muove ai limiti degli ambienti canonici da copertina, investigando piazze e campanili promettenti valori sociali, più che monumentalità.
In copertina si celebra il nuovo parlamento lappone, di Halvorsen & Sundby, delicato gioco sulla ripresa, in termini quasi monumentali, di forme tradizionali; operazione ben riuscita oltre ogni rischio di degenerazione kitch.
Il nome di richiamo è invece Behnisch, con l’ampliamento dello stabilimento termale di Bad Elster, allegro esempio di riproposizione dei temi trasparenza, colore, stratificazione, complessità…
E naturalmente sull’argomento non può mancare il contributo dell’Olanda, esemplare nazione per la forza con cui sta ristrutturando le sue città e costruendo spazi pubblici attuali; anche se l’esempio di Hengelo, con il grande intervento di Bolles e Wilson, non costituisce una pietra miliare.
Importante è lo spazio dedicato all’Architettura del paesaggio. Trionfa il servizio sui giardini di Nagaki, opera insigne di Martha Schwartz, che completa un insediamento sperimentale degno dei grandi nomi coinvolti. E notevole è anche la risistemazione del lungomare di Torrevjeia, operato da Carme Pinos, che si distingue per l’equilibrio netto con cui si confronta con uno scenario naturale forte.
Inoltre interni d’uffici a Cadice, di Carranza, pregevoli per la gestione di luce naturale e matericità sobrie; e di un negozio a Toronto, di Johnson Chou, apoteosi del traslucido; una casa in Danimarca, di Larsen, rigorosa geometria assoluta di legno e vetro; una Scuola a Santiago, di Klotz, pregevole uso di astrazione e brutalismo; un elegante ponte a Parigi, di Mimram; … e le rubriche di sempre.
Marco Felici
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