Una carrellata eclettica. La mostra inizia con l’esposizione delle mitiche macchine da scrivere disegnate dallo studio Nizzoli: dalla Lexicon 80 del 1948 alla famosissima Lettera 22 del 1950 progettata per la Olivetti. Gli oggetti di design continuano con poltrone, lampade, telefoni (famosi quelli per la Safnat) e altri oggetti che hanno fatto parte dei nostri anni cinquanta fino agli anni novanta. È esposta Valentina la lampada del 1995 pensata come una lastra di plexiglas piegata a angolo retto che sorregge una vela in policarbonato. E poi si passa alle architetture: i sogni improbabili, le architetture probabili e il costruito.
Nel 1947 Giuseppe Mario Oliveri arriva a Milano e comincia la sua attività presso lo studio di Marcello Nizzoli. Dalla fine degli anni quaranta e per tutti gli anni cinquanta con Nizzoli elabora i progetti di design e di architettura per l’Olivetti e per il gruppo ENI. Nel 1955 sempre con Nizzoli inizia la serie di copertine per la rivista “l’Architettura cronache e storia” che disegna fino al 1998.
Ritorniamo alla mostra: è composta da 48 pannelli tra stampe e disegni originali, 23 plastici di architetture e 40 tra oggetti e opere in bronzo. Una sezione della mostra è dedicata all’architettura improbabile, tavole modelli e plastici di architetture immaginarie concepite per approfondire problematiche espressive e progettuali tralasciando i limiti imposti da vincoli sia normativi sia fisici; il Mackintosh Memorial del 1983, immaginario colonnato dedicato a Charles Rennie Mackintosh, l’Olimpo (1992), giocato sulla percezione non tradizionale dello spazio architettonico ne sono alcuni esempi. Città plastiche, città sull’acqua. Le matrici razionaliste sono dimenticate per dirigersi verso una progettazione che usi l’esperienza in modo tale da prevalere sulla ragione, il sentimento sulla razionalità. I plastici sono piccoli monumenti, sono sculture, il materiale è il bronzo, non la balsa. Le follie di Olivieri sono architetture archetipe: le colonne del suo Olimpo e la casa di Eschilo a Siracusa del 2001 ne sono l’espressione più convincente.
La mostra, curata dallo Studio Nizzoli Architettura e proveniente da New York è presentata alla Triennale di Milano in forma ampliata rispetto all’edizione statunitense. Significativa è la presenza del plastico dell’avveniristico progetto di pedonalizzazione di corso Buenos Aires a Milano. Il progetto, che prevede la copertura del corso e il passaggio delle auto in un tunnel sotterraneo, fu presentato nella primavera del 2000 e fu accolto con grande interesse. Terribilmente attuale è il progetto per due grattacieli al Trade Center di New York: un monolite postmoderno ideato nel 1995 tagliato da lame di vetro, bucato da pedane con giardini pensili.
Chiara Visentin
È ufficiale la nomina di Vincenzo Trione alla presidenza della Triennale Milano: lo storico dell’arte e docente universitario succede a…
Un piccolo inferno anonimo, popolato di demoni e creature fantastiche, ha mandato in cortocircuito le previsioni degli esperti. Infiammando i…
Fino al 15 settembre prende forma una mostra esperienziale concepita come ambiente immersivo, in cui la natura si manifesta nella…
Italian Female Filmmakers in the Sixties and Seventies: un nuovo volume ricostruisce opere e percorsi delle registe attive in Italia…
La donazione al Polo Biblio-Museale di Lecce di una parte dell’archivio dell’artista belga condannato per violenza non è stata accolta…
Nasce la Hamburg Art Week, che a settembre 2026 trasformerà la città portuale tedesca in una vetrina internazionale per i…