Categorie: Architettura

La contaminazione culturale di Powerhouse Arts: il nuovo hub creativo a Brooklyn

di - 26 Giugno 2023

L’idea del crummy space nell’accezione della critica americana Nancy Foote, ovvero edifici in disuso riconvertiti in luoghi espositivi e di sperimentazione, non è sicuramente una novità, ma la loro funzione resta sempre attuale. Dall’IAUR – Institute for Art and Urban Resources, oggi MoMA PS1, al New Museum, la storia di New York è costellata di brillanti esempi di spazi abbandonati dedicati oggi al settore creativo. È in questo contesto che si inserisce il progetto di Powerhouse Environmental Arts, l’organizzazione no profit che si è stabilita nell’ex centrale elettrica Brooklyn Rapid Transit Power Station a Gowanus e Red Hook nel quartiere di Brooklyn, a New York.

Interno dell’ex centrale elettrica prima dei lavori di ristrutturazione. Ph. Max Touhey

L’ex “batcave”, così come è stata definita per anni dai suoi stessi occupanti, ha visto la luce nel 1904 grazie all’inventore Thomas Edward Murray, salvo poi essere abbandonata negli anni Cinquanta. Da questo periodo in poi è diventata una base underground per creativi e graffitari newyorkesi, fino alla decisione di sgomberare e ristrutturare l’edificio. Il progetto, selezionato nel 2010 come Superfund dall’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti che ne ha commissionato il ripristino, è stato seguito dal 2016 dagli architetti dello studio svizzero Herzog & de Meuron e da PBDW Architects. Finanziatore principale è il filantropo e appassionato di ciclismo Joshua Rechnitz, che ha investito 180 milioni di dollari nella riqualificazione. Il restauro ha previsto la bonifica di alcuni tunnel sotterranei, contaminati da carbone e petrolio, e la ricostruzione della Boiler House, demolita in precedenza e finalmente tornata ad affiancare la Turbine Hall.

Powerhouse Arts (interno), 2023, Brooklyn, New York. Ph. Albert Vecerka

Particolare rilevanza ha avuto l’idea di mantenere il progetto il più possibile fedele a quello originale. Per questo motivo, varcando la soglia, lo sguardo è catturato da stili diversi: dai mattoni al cemento, fino al graffito di Ellery Neon, che ha letteralmente abitato nell’ex centrale elettrica nel 2002, di cui rimangono le tracce in Flying Home. La sua testimonianza mostra come la struttura sia stata un luogo di accoglienza e di rifugio, ma anche di scambio e denuncia. Rispetto al nuovo progetto, Neon afferma «Sognavo che diventasse una sorta di spazio condiviso per le arti e gli eventi, sapendo che non avrei mai avuto le risorse per farlo. In un incredibile scherzo del destino, eccoci qui, anni dopo». In occasione dell’opening, all’artista è stato commissionato un nuovo graffito, simbolo del passaggio della moltitudine di personalità creative.

Ellery Neon, Flying Home. Courtesy Powerhouse Arts

L’edificio, che si espande su sei piani per un totale di oltre 16mila metri quadrati, è stato definito dalla Fondazione come uno «Spazio officina per la fabbricazione in legno, metallo, ceramica, tessile e stampa». Sede di sperimentazioni creative, la Powerhouse Arts è diretta da Eric Shiner, già noto per le sue cariche di direttore dell’Andy Warhol Museum di Pittsburgh e del White Cube di New York, che si è posto come obiettivo quello di collaborare con artisti e figure specializzate nelle diverse tecniche sopracitate.

Powerhouse Arts (interno), 2023, Brooklyn, New York. Ph. Albert Vecerka

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