Carla Grunauer “Horizonte de sucesos”, 2025. Acrilico su tela di polietilene, cm 131x302. Courtesy l’artista e Galleria Gilda Lavia ph Giorgio Benni
In mostra a Roma fino al 26 febbraio 2026 nella galleria Gilda Lavia, attenta alle realtà artistiche del sud America, è in corso la personale di Carla Grunauer dal titolo El metal que suena. La mostra dell’artista argentina rappresenta la seconda esperienza espositiva nella galleria del quartiere San Lorenzo e presenta opere realizzate appositamente per gli spazi della struttura. A colpire è un’arte che celebra la fragilità, il diverso, la fantasia. Con l’elaborazione di figure provenienti da mondi paralleli, l’artista si ritaglia il suo momento di estraniazione da una realtà politica difficile, da un governo ultraliberale in cui tagli ai sussidi e le riduzioni della spesa pubblica hanno avuto un forte impatto sulla popolazione aumentando il disagio sociale. L’Argentina di Carla Grunauer risulta sospesa tra instabilità economica e rabbia collettiva e l’artista si rifugia nel proprio personale immaginario per evadere da un mondo che respinge.
El metal que suena: in quel metallo che suona, la sperimentazione della forma appare centrale, in bilico tra culture indigene, riti tribali e visioni futuristiche. La memoria precolombiana è radicata nella sua pelle, scorre nel suo sangue: originaria di Tucuman, regione a nord ovest dell’Argentina, le sue origini coincidono con una delle poche aree del paese ancora strettamente legate al passato ancestrale, grazie alla ricchezza dei siti archeologici andini. L’artista dà voce alle emozioni, alle tensioni contemporanee e sociali, realizzando figure amorfe in un mondo ibrido che condivide ambiguità, anatomie e reminiscenze, uno spazio di confine tra l’animale e l’umano con un’aurea di mistero mistico e mitologico. Allegorie in bilico su cui sperimentare e riversare dolori, disperazioni ma anche libertà e possibilità positive.
La mostra presenta sculture e dipinti. Carla Grunauer utilizza la pittura come gesto istintivo, lo scorrere del colore sulla superficie in cui il pigmento diventa respiro, mentre con la scultura arriva di seguito a completare il pensiero e supera il linguaggio dell’anatomia, affronta il peso del corpo creando totem contemporanei dialoganti con l’osservatore. Le opere raccontano storie di libertà, personaggi in cui l’umano si fonde con l’animale mescolando forza, saggezza, istinto e ragione, figure a volte silenziose e a volte urlanti, figure libere per liberi spazi mentali.
Si supera il linguaggio dell’anatomia per una verità emotiva: occhi troppo grandi, gambe troppo lunghe, corpi deformi che non cercano il realismo ma l’essenza in continuo divenire, poiché ogni opera può essere smontata, rigenerata e modificata. Nella visione dell’artista la costante mutazione obbliga a trasformarsi e resistere superando ostacoli di anatomia, simmetria e armonia. Carla Grunauer ci porta in un mondo di figure antropomorfe che diventano specchi che riflettono ciò che siamo, ma anche ciò che temiamo e che potemmo diventare.
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