A Shanghai, tra le architetture del Bund, lo storico quartiere lungo la riva sinistra del fiume Huangpu, la mostra Voir / 又见 dell’artista Ding She si avvia alla conclusione. Allestita negli spazi della Space & Gallery Association, l’esposizione, aperta lo scorso 20 marzo, rimarrà visitabile fino al 5 maggio 2026, offrendo ancora per pochi giorni un percorso che intreccia percezione, memoria e dimensione interiore, proponendo una modalità di visione più attenta e consapevole.
Curata da Wang Yu, la mostra si articola come un attraversamento progressivo del vedere, inteso come esperienza complessa che coinvolge riconoscimento, consapevolezza e trasformazione. Il titolo stesso, che affianca il francese voir al cinese “又见” (vedere di nuovo), introduce una riflessione sulla possibilità di riscoprire ciò che appare familiare attraverso uno sguardo rinnovato.
Nato nel 1972 nella provincia dello Zhejiang e oggi attivo a Shanghai, Ding She appartiene a una generazione di artisti cinesi che lavorato sul dialogo tra la tradizione filosofica orientale e le pratiche dell’arte contemporanea. Esposta in contesti internazionali e in Italia anche a Venezia, la sua ricerca attraversa pittura, installazione e interventi spaziali, mantenendo come costante una tensione tra interiorità e realtà visibile, gesto e meditazione, elementi calligrafici e stratificazioni materiche.
Il percorso espositivo di Voir si sviluppa in cinque capitoli, concepiti come tappe di un itinerario che procede dal mondo fenomenico alla dimensione più rarefatta dell’esperienza. Dalla prima sezione, dedicata all’osservazione del reale, fino alle ultime, in cui il linguaggio si alleggerisce fino a sfiorare un’estetica della sottrazione, la mostra accompagna il visitatore in un movimento graduale verso l’essenziale.
Se nelle prime opere emergono strutture visive complesse, fatte di segni, linee e stratificazioni che evocano paesaggi urbani e memorie, nelle sezioni successive l’attenzione si sposta sull’ambiente e sull’esperienza percettiva, dissolvendo i confini tra opera e spettatore, mentre la pittura si fa sempre più rarefatta, fino a confrontarsi con la nozione di vuoto.
È proprio nel vuoto che la ricerca di Ding She trova uno dei suoi punti di approdo più significativi, come spiegato da Laura Gallon, fondatrice di MoCA Italia – Modern and Contemporary Art of Italy, associazione culturale che, tra gli altri progetti, promuove il concorso internazionale con base a Venezia Arte Laguna Prize. Lontano da un’idea di assenza, il vuoto viene inteso in senso filosofico come spazio di possibilità, apertura e trasformazione. Un principio che rimanda implicitamente a tradizioni del pensiero orientale e che si traduce, sul piano visivo, in superfici essenziali, gesti ridotti e silenzi compositivi.
Un elemento ricorrente nella pratica dell’artista è inoltre la prossimità tra pittura e scrittura. I segni che attraversano le sue opere evocano una calligrafia astratta, un linguaggio che non descrive ma suggerisce, costruendo immagini in continua trasformazione. Le superfici diventano così campi dinamici, dove il tempo e la memoria si depositano e si ridefiniscono.
Inserita nel contesto della scena culturale di Shanghai, la mostra dialoga con uno spazio – quello della Space & Gallery Association – da anni attivo nel promuovere connessioni tra arte, design e ricerca contemporanea. In questo senso, Voir si configura anche come parte di un più ampio discorso sul ruolo delle istituzioni artistiche nella costruzione di nuove forme di percezione e di esperienza.
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