“If Inhabiting Means Remaining Foreigners” è il nuovo progetto di Margherita Moscardini esposto negli spazi di Ex Elettrofonica, a cura di Benedetta Acciari e Beatrice Bertini. A partire da una riflessione sulla cultura ebraica antica, l’artista declina un lessico di terre esplorate e da ri-significare, percorrendo la traccia di un linguaggio antico che sopravvive nonostante le scalfitture del tempo. In mostra, una serie di lavori per pensare sul concetto di “straniero residente”. Opere sulla terra, qui profondamente esplorata tra materialità e semantica, sulla guida della lingua ebraica per arrivare a un pensiero da estendere a livello universale.
La mostra “If Inhabiting Means Remaining Foreigners” all’Ex Elettrofonica ruota attorno a un concetto preciso: quello dello straniero residente, in ebraico antico gherìm. È un concetto della cultura ebraica antica che avvicina due termini oggi molto presenti nel dibattito sull’abitare e sull’appartenenza a una terra, dibattito capillarmente presente in tutto il mondo. Margherita Moscardini ci chiama riflettere sul significato della parola: quella di gherìm e quella di gher “straniero”, affianco a queste ghur “abitare”. Lo straniero residente, lo straniero e l’abitare hanno la stessa radice verbale nella lingua ebraica per cui abitare vuol dire restare in qualche modo uno straniero.
La riflessione dell’artista ci porta indietro nel tempo, alla Gerusalemme della Bibbia in cui il gher era lo straniero che, all’interno della città, abitava insieme al cittadino. Era in questa realtà che veniva a formarsi un modello di cittadinanza fondata sulla co-abitazione, in una terra crocevia di culture e religioni diverse e allo stesso tempo fortemente presenti. Il lavoro di Margherita Moscardini ci trasporta nella “terra promessa”, luogo in cui la condizione di estraneità permea gli ambiti della religione, della filosofia e della politica.
Con il suo lavoro, Margherita Moscardini mette in atto una relazione specifica con il territorio di riferimento, come nel progetto “The Fountains of Za’atari” sulla Siria. Con “If Inhabiting Means Remaining Foreigners” l’artista guarda al territorio d’Israele, dove l’appartenenza e l’abitare sono da tempo al centro di un acceso dibattito. È qui che Margherita Moscardini individua il punto di partenza per una speculazione che interessa trasversalmente diversi ambiti. Nella mostra, la terra è presentata in varie forme, dai disegni e dai rilievi in 3d, fotografata, fino alla sua forma strettamente materica.
Quattro grandi riquadri incorniciano su carta la terra proveniente da Gerusalemme, tre di questi affiancati verticalmente, come sillabe per un nuovo modo di intendere la terra. Un’altra terra su carta è invece affiancata a una piccola fusione in bronzo, Sasso (2022): metonimia della terra com’è intesa in questa mostra, volta alla “creazione di una cittadinanza universale basata sull’abitare senza appartenere.”
La terra di Gerusalemme torna nelle foto di Margherita Moscardini che si incontrano durante il percorso espositivo presso l’Ex Elettrofonica. Insieme a queste, le parole ebraiche fuse in bronzo, cristallizzazione di un linguaggio antico che trova qui la sua manifestazione concreta. Gher, ghur e gherìm: lo straniero e l’abitare che coesistono, insieme allo straniero residente. Così, l’artista sonda le possibilità di una cittadinanza universale, conduce un’erranza in cammino sul luogo abitato da ogni uomo, da ogni tempo: la terra di tutti.
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