Other identity #11. Altre forme di identità culturali e pubbliche: intervista a Francesca Lolli

di - 27 Maggio 2022

Tratta dall’omonima rassegna ideata dall’artista e curatore indipendente Francesco Arena, la rubrica “OTHER IDENTITY – Altre forme di identità culturali e pubbliche” vuole essere una cartina al tornasole capace di misurare lo stato di una nuova e più attuale grammatica visiva, presentando il lavoro di autori e artisti che operano con i linguaggi della fotografia, del video e della performance, per indagare i temi dell’identità e dell’autorappresentazione. Questa settimana abbiamo raggiunto Francesca Lolli.

Other Identity: Francesca Lolli

Il nostro privato è pubblico e la rappresentazione di noi stessi si modifica e si spettacolarizza continuamente in ogni nostro agire. Qual è la tua rappresentazione di arte?

«Il nostro privato è pubblico, non c’è dubbio, ma quello che costantemente cerco di fare con la mia ricerca è di non confondere l’arte con l’artista. L’artista è un mezzo, nulla più. È qualcosa attraverso il quale passano informazioni, intuizioni, energia. Il suo compito è quello di porre attenzione a ciò che lo attraversa e lavorare molto per riuscire a trasporre la sua intuizione in qualcosa di “tangibile” in un certo senso, qualcosa di esterno, di altro da sé. Una volta creata, l’opera d’arte non ti appartiene più, diventa di tutti quelli che la esperiscono. Più che rappresentazione, in questo caso, mi piace parlare di essenza».

Francesca Lolli, Dolorosa Mater, 2017, video performance

Creiamo delle vere e proprie identità di genere che ognuno di noi sceglie in corrispondenza delle caratteristiche che vuole evidenziare, così forniamo tracce. Qual è la tua “identità” nell’arte contemporanea?

«È una domanda che, in tutta onestà, non mi sono mai posta. Definirmi mi rimane molto difficile perché non amo le de-finizioni, non amo nulla di ciò che potrebbe chiudermi in un qualche stereotipo. Ho sempre pensato a quanto sia limitato il nostro linguaggio, a quanto le parole, le definizioni siano povere rispetto al mondo che potenzialmente cercano di raccontare. Mi sento molto libera nello sperimentare e giocare in fluidità nel mio modo di lavorare, per questo non mi sento di appartenere a nessuna identità che non sia fluida e ibrida».

Quanto conta per te l’importanza dell’apparenza sociale e pubblica?

«Molto poco, soprattutto negli ultimi anni. Ciò in cui credo ferocemente è il messaggio che cerco di veicolare. Per questo motivo cerco di apparire attraverso ciò che prende forma fuori da me: il mio lavoro».

Francesca Lolli, Giudicata, serie di autoritratti sugli stereotipi di genere

Il richiamo, il plagio, la riedizione, il ready made dell’iconografia di un’identità legata al passato, al presente e al contemporaneo sono messi costantemente in discussione in una ricerca affannosa di una nuova identificazione del sé, di un nuovo valore di rappresentazione. Qual è il tuo valore di rappresentazione oggi?

«Siamo fatti di passato mischiato con l’inedito. Dentro di noi abitano tutte le immagini, i suoni, gli odori che ci hanno circondato ed inondato durante la nostra vita oltre a quelli in divenire, quelli non ancora toccati. Tutti gli stimoli socio culturali che abbiamo vissuto e agito fanno parte di noi più o meno consciamente. Credo che sia inevitabile, proprio per questo motivo, la non originalità. In un certo senso noi non creiamo nulla, trasponiamo».

ll nostro “agire” pubblico, anche con un’opera d’arte, travolge il nostro quotidiano, la nostra vita intima, i nostri sentimenti o, meglio, la riproduzione di tutto ciò che siamo e proviamo ad apparire nei confronti del mondo.Tu ti definisci un’artista agli occhi del mondo?

«No. Non mi definisco un artista né agli occhi del mondo né ai miei, di occhi. Cerco solo di essere e rimanere il più possibile fedele a me stessa. Ciò che faccio deriva da un’urgenza comunicativa, tutto qua».

Quale “identità culturale e pubblica” avresti voluto essere oltre a quella che ti appartiene?

«Quella che mi appartiene, che è formata da mille altre identità o illusioni identitarie, è ciò che voglio essere».

Francesca Lolli, HR+, 2020, video performance

Biografia

Nata a Perugia, Francesca si trasferisce a Milano nel 1998 dopo un breve periodo di studi in filosofia a Perugia. Si diploma alla scuola di Teatro ‘Arsenale’ come attrice e poco dopo si laurea in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano). Durante gli anni dell’Accademia lavora come attrice nella compagnia del Teatro Arsenale e partecipa a numerosi spettacoli (‘Il gioco dell’epidemia’ di E. Ionesco, ‘Il berretto a sonagli’ di L. Pirandello, ‘Pulp’ di C.Bukowsky, ‘La chiesa’ di L. F. Celine, ecc…). Per la tesi decide di girare un documentario su un famoso fotografo newyorkese: Andres Serrano. Da quel momento decide di dedicarsi completamente alla video arte, alla performance e alla regia.

Francesca Lolli, Just Want To Be a WoMan, 2014, video performance

Dal 2015 al 2017 frequenta il CFCN (Centro di Formazione Cinematografico Nazionale) diplomandosi in Regia Cinematografica. Nel 2020 prende parte al progetto artistico “MY NAME IS FRANCESCA” piattaforma dedicata al lavoro delle tre performer e filmmaker italiane Francesca Fini, Francesca Leoni e Francesca Lolli, in collaborazione con la curatrice d’arte e autrice Francesca Interlenghi. Il progetto, nato come articolata proposta di mostra fisica per spazi tradizionali, ha avuto a il 16 marzo 2020 il suo improvviso debutto in rete, come risposta attiva alla crisi del contatto e del contagio che abbiamo vissuto sulla nostra pelle a causa dell’emergenza Coronavirus SARS-CoV-2.

Francesca Lolli, La santa e la puttana, 2021, video performance HD e found footage

Da sempre interessata a dipingere la condizione femminile la sua ricerca si concentra sulle diversità di genere e le questioni socio-politiche. I suoi lavori sono stati proiettati in numerosi festival nazionali ed internazionali.

Francesca Lolli, Artist Must be Beautiful in 2014, video performance, 2014

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Le forme del dopo: un’antologica di Rosaria Matarese al Museo FRaC

Curata da Massimo Bignardi, l’antologica al Museo FRaC mette in dialogo le opere storiche di Rosaria Matarese con una nuova…

16 Maggio 2026 16:30
  • Arte contemporanea

L’arte dello sciopero che mette in crisi il sistema dell’arte

A cinquant’anni dall’inizio di Arte Sciopero, Montecatini Terme celebra la figura di Galeazzo Nardini con una grande mostra dedicata alla…

16 Maggio 2026 16:15
  • Arte contemporanea

È morto a 51 anni il performer e videoartista Luca Sivelli

Performer e videoartista, docente dell'Accademia di Belle Arti di Catanzaro, Luca Sivelli è stato una figura di riferimento della scena…

16 Maggio 2026 13:24
  • Mercato

Frieze New York 2026: vendite milionarie e nuovi equilibri del mercato

Proseguono gli affari tra gli stand dello Shed, tra colossi blue-chip, acquisizioni museali e vendite che confermano la ritrovata fiducia…

16 Maggio 2026 13:21
  • Arte contemporanea

Adrian Tranquilli, il viaggio nella logica ludica e ossessiva di Joker

Negli ambienti del Museo di Roma a Palazzo Braschi, Adrian Tranquilli presenta opere immersive realizzate con carte da gioco, indagando…

16 Maggio 2026 12:30
  • Mostre

A Napoli una mostra riflette sull’ossessione contemporanea per la perfezione

Il diritto a rallentare e la poesia dell'errrore: alla Home Gallery Andrea Nuovo di Napoli vanno in mostra le opere…

16 Maggio 2026 11:30