Foto Gianluca Di Ioia - GDI STUDIO
Fino al 6 gennaio 2026 la Triennale Milano presenta la quarta edizione di Arte Circolare, il progetto promosso da CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi che coordina il recupero e il riciclo degli imballaggi in Italia, e curato da Spazio Taverna, il laboratorio fondato da Ludovico Pratesi (Roma, 1961) e Marco Bassan (Roma, 1989). Spazio Taverna nasce come piattaforma nomadica e punto d’incontro per artisti, collezionisti e istituzioni e, in questa occasione, sostiene ricerche che traducono il tema della sostenibilità in nuove forme creative.
Questa apertura prepara il terreno all’approccio scelto dalla Triennale, che parte dal riciclo e amplia la riflessione verso un pensiero più vasto. Damiano Gullì, dal 2022 curatore per l’Arte Contemporanea e il Public Program del museo, interpreta la circolarità della mostra come un movimento mentale che attraversa ogni livello del progetto. La riflessione supera la dimensione materiale e coinvolge il nostro modo di immaginare la natura, la tecnologia e la memoria.
In questo quadro si inserisce anche il Premio Arte Circolare, assegnato quest’anno a Terrestre di Binta Diaw (Milano, 1995). Nell’opera fotografica, Diaw si sdraia a contatto con il suolo e riemerge dalla superficie in un’immagine che unisce corpo e terra. Il bianco e nero essenziale intensifica la relazione tra figura e ambiente e crea un legame di cura reciproca. I capelli occupano un ruolo centrale nella sua ricerca, la capigliatura afro porta una forza politica che la storia ha spesso ignorato e Diaw la usa come segno identitario e come radice che si lega alla cultura afrodiscendente. La capigliatura diventa così lo strumento che la collega alla terra e afferma una presenza autonoma e consapevole.
Il curatore della Triennale sottolinea l’impegno dell’istituzione nel seguire gli artisti nel tempo. La mostra non nasce come un intervento “one shot”, ma come un tassello di un percorso più ampio che la Triennale vuole costruire insieme ai giovani autori. In questo orizzonte si inseriscono anche i lavori di Giovanni Chiamenti (Verona, 1992), che indaga i passaggi tra geologia e futuro umano, e di Valerio D’Angelo (Roma, 1993), che moltiplica il riflesso e coinvolge lo spettatore in un’immagine frammentata. Bekhbaatar Enkhtur (Ulaanbaatar, 1994) costruisce apparizioni che emergono e svaniscono; Giulia Mangoni (Isola del Liri, 1991) intreccia parole e immagini in uno sguardo che ritorna sulle proprie origini e i processi artigianali; Ginevra Petrozzi (Roma, 1997) riattiva fossili contemporanei e oggetti obsoleti; Agnes Questionmark (Roma, 1995) esplora la porosità del corpo e il suo rapporto con la trasformazione; Matilde Sambo (Venezia, 1993) lavora su un equilibrio che oscilla tra attesa e rinascita; Luca Staccioli (Imperia, 1988) raccoglie scarti quotidiani e costruisce nuovi ecosistemi, in questo caso fiori ottenuti da rotelle dismesse di sedie da ufficio; Wang Yuxiang (Anhui, 1997) fonde materiali fragili e genera forme organiche che evocano una vegetazione possibile.
La mostra raccoglie così i lavori di dieci artisti under 35 che trasformano scarti e materiali marginali in strumenti narrativi. Le opere non descrivono la sostenibilità, piuttosto la mettono in atto. Gli artisti riprendono ciò che sembrava esaurito, lo spostano, lo rimettono in circolo e ne offrono nuove letture. Gullì parla di una circolarità che diventa un metodo di lavoro, un modo per guardare ciò che consumiamo, rivedere il nostro sguardo sul mondo e decidere quali materiali e quali storie possono trovare nuova vita.
Con Arte Circolare, la Triennale conferma il suo impegno verso la sperimentazione e la crescita della giovane scena artistica italiana, insieme ai partner istituzionali Deloitte, Fondazione Deloitte, Lavazza Group e Salone del Mobile.Milano. In un tempo che chiede responsabilità e immaginazione, la mostra propone una sostenibilità fondata su un pensiero dinamico, capace di inventare forme nuove.
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