Tre vani, Ornaghi&Prestinari – Spazio Cordis

di - 16 Novembre 2020

Spazio Cordis ha inaugurato “Tre Vani”, una mostra a cura di Jessica Bianchera che si discosta leggermente dalla linea espositiva dello spazio, incentrata sul mondo dell’arte contemporanea, per aprirsi a una inedita collaborazione con il mondo dell’impresa. Nello specifico il duo artistico Ornaghi&Prestinari ha collaborato con l’azienda Formigari che opera nell’ambito della produzione e lavorazione del marmo e che dal 1972 si è specializzata nella pietra naturale tagliata a misura per progetti in tutto il mondo. Dal sopralluogo in azienda è emersa una riflessione rispetto alle dinamiche produttive che si basa sullo scarto, sul presunto “difetto” che l’immagine ideale del marmo provoca nel committente, il quale vede il materiale in questione con “occhi industriali”, ignorando la sua derivazione naturale che impedisce al materiale stesso di sottostare alle regole della perfezione formale. Il risultato di questa visione, che colloca quelli che dovrebbero essere i pregi della pietra nella categoria dei difetti da eliminare, provoca una enorme quantità di scarto, circa il 50% del materiale, come ci racconta Enrico Bianchera, Direttore Commerciale di Formigari, durante la nostra visita in azienda.

Ornaghi&Prestinari, Uscire dal guscio, 2020, ph. Umberto Zamboni

L’intenzione di Ornaghi&Prestinari è quello di mettere in luce il processo progettuale, in riferimento ai rispettivi percorsi di formazione, e la dimensione artigianale oltre che a quella industriale della produzione tramite il lavoro con i professionisti dell’azienda, il cui valore tecnico, insieme a quello creativo degli artisti ha dato vita a opere che che giocano tra materia, immagine, idea, progetto e realizzazione finale. Ed ecco che in “Tre Vani” – tre come le sale di Spazio Cordis che ospitano la mostra e vani inteso come concetto di spazio e di vuoto – vi sono, quindi, opere che hanno un rifermento diretto sia all’abitare in senso architettonico attuale e al design, sia al legame primordiale che l’uomo ha con la grotta intesa come casa, ma che indagano anche il concetto di vuoto e di spazio immaginario, dando vita a quelli che Claudio Prestinari definisce oggetti capricciosi, proprio perché mescolano input diversi a cavallo tra il mondo del costruire e del design in relazione con l’immagine irreale del render.

Ornaghi&Prestinari, E1, 2020 ph. Marco Toté

Il carattere che si ripete è, infatti, l’unione di tre elementi: il pezzo finito che richiama il mondo del design, l’immagine – mai fotografica ma sotto forma di render come collegamento a qualcosa che nasce nella mente e che mima la realtà – e infine il materiale grezzo, come ad esempio la pietra lavica, solitamente non destinata alla produzione, o materiali come resine che vengono usate per rimediare i “difetti” dei marmi in questione.
Due delle opere prodotte dalla collaborazione di Ornaghi&Prestinari con Formigari, sono presenti anche negli spazi dell’azienda stessa, una delle quali non fa parte della serie progettata in visione della mostra, ma nasce a seguito dell’interesse degli artisti rispetto a uno scarto di marmo specifico. Si tratta di un grande pezzo di marmo verde Alpi scartato dal blocco a seguito del taglio di una colonna, che viene definito guscio, il cui colore e forma concava hanno fatto scattare nella mente degli artisti un immediato collegamento alle onde del mare: Uscire dal guscio, è l’opera che con un gioco di parole si riferisce direttamente al taglio del marmo utilizzato e che allo stesso tempo rimanda alla piccola barchetta che naviga tra le sue vene, realizzata attraverso la riproduzione in stagno del guscio di una noce.

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