Uomo e natura, nella grande opera di Borondo a Bordeaux

di - 13 Agosto 2019

«Un miracolo, davvero pensi a Michelangelo!». Ultimi giorni per visitare l’opera site-specific Merci, realizzata da Borondo per la città di Bordeaux, in mostra dal 19 giugno al 20 agosto. E i commenti degli addetti ai lavori mantengono tutti questo tono.

Invitato dalla Bordeaux City Hall per la stagione culturale “Liberté! 2019”, Borondo ha scelto il Temple de Chartrons, un luogo di culto abbandonato da una cinquantina d’anni. In contrasto con la monumentale compattezza della città francese, l’artista spagnolo, che abbiamo recentemente visto anche all’Altrove Festival di Catanzaro, ha scelto di realizzare una sorta di ex-voto di ringraziamento (da cui il nome della mostra) all’unico dio a cui ha sentito l’istinto di appellarsi: la natura.

Un’installazione imponente, realizzata utilizzando i materiali di scarto che i cittadini sono ormai disabituati a notare o elementi naturali, disponibili grazie a una collaborazione con il giardino botanico e la gestione del parco forestale delle Landes de Bordeaux, dove poi torneranno come opera ambientale. Al centro della riflessione dell’artista c’è la complicata relazione tra uomo e natura, tenendosi lontano dallo stereotipo di un conflitto che vede l’essere umano come un violento prevaricatore.

Merci, Gonzalo Borondo, ph. Roberto Contemore

Le contraddizioni fanno parte dello stesso elemento naturale e, in fondo, uomo e natura sono una cosa sola, sostiene l’artista, e sembra davvero di sentire l’eco di un filosofo come Spinoza. Il perturbante e il sacro sono ampiamente esplorati ma distanti sia dall’ostentato muoversi tra inquietudini personali che dalla sosta in una non meglio identificata dimensione religiosa.

Ci si mette invece come sulle tracce delle radici di Borondo, conosciuto per la sua raffinatezza e sensibilità. Tutti i linguaggi artistici sono messi in campo per seguire un’idea: tecnica pittorica, scultura, video, anche se Borondo sembra lavorare prevalentemente con la luce e con le ombre che, da essa, vengono generate. Come un moderno stregone. Un lavoro, quello dell’artista, nato con un periodo di residenza in città. Un tempo in cui Borondo ha esplorato, studiato, guardato, lasciandosi contaminare dal contesto, sempre necessario per la realizzazione dei suoi lavori.

E non è un caso se il CAPC-musée d’art contemporain de Bordeaux ha deciso di acquisire nella sua collezione tutti i dipinti murali realizzati all’interno del progetto. Un lavoro che esplora in maniera originale anche il concetto di limite, per tracciarlo, conoscerlo ed entrarci dentro, come in un altro mondo. «Se immagini un limite pensi ad una linea orizzontale, ma in una linea orizzontale puoi anche vedere l’orizzonte, quindi il limite è un’apertura», nelle parole dell’artista.

Ecco un assaggio del work in progress del progetto.

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