Gli ultimi minuti sono un conto alla rovescia scolpito nell’aria, ormai crepitante di elettricità . Quindi arrivano i pochissimi secondi prima del triplice fischio che nessuno riuscirà mai a sentire e il tempo si appiattisce, così come lo spazio, i calciatori in campo, qui corpi benedetti dalla folla e ricoperti di immagini sacre, alzano le mani verso il cielo di Udine e sembrano scuoterci tutti insieme sulla terra, da una parte all’altra del mondo, dall’uno all’altro mare. Cosa è successo? Non si saprà mai precisamente ma è successo, sta per succedere, succederà , si vede sui volti delle persone che abbraccio e sento tremare, che saltano e si baciano mentre gli occhi si riempiono di fumo azzurro e la notte si tinge di mille esplosioni. Camminiamo ma rimaniamo fermi, le strade si svolgono su se stesse come ruotando un caleidoscopio scintillante. I monumenti, le fontane, le insegne al neon dei chioschi, tutto prende forma nella celebrazione. La striatura prolungata, persistente, delle sirene e delle trombe ci accompagna lungo il flusso, attirandoci e respingendoci come i compagni di Ulisse alla deriva. Bandiere, striscioni, sciarpe, magliette, i tessuti luccicano con la luna piena e chiarissima, increspandosi come onde. Anche i Castelli si illuminano, dalle belle terrazze di Palazzo Reale le troupe televisive puntano le telecamere su Piazza Plebiscito. Nell’odore acre dei fumogeni è facile perdere l’orientamento, poi la pesante foschia si apre come un drappo e svela il coro sulla scena, le voci all’unisono continuano a ricamare questo sogno collettivo. Migliaia, milioni di immagini si sovrascrivono nella storia della città , ognuna lasciando impressa, nella memoria di pietra delle architetture e nelle sfuggenti sensazioni della pelle, una piccola, preziosa traccia di quello che è successo e che succederà .
Tutte le fotografie di Daniele Dari.
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