Anche ICOM, l’ente che rappresenta i musei e i suoi professionisti, dà voce alla profonda preoccupazione per il presente e, soprattutto, per il futuro del settore, messo a dura prova dalle conseguenze dell’emergenza Covid-19.
In uno statement pubblicato il 2 aprile, l’organizzazione internazionale esprime il dolore per le vittime e descrive il panorama agghiacciante che accomuna tutti gli Stati, anche quelli che fino a poche settimane fa si ritenevano immuni dal “virus straniero”. «Comprendendo che la priorità sia di garantire la salute e la sicurezza economica delle popolazioni colpite», si legge sul sito ufficiale di ICOM, «esprimiamo la nostra preoccupazione per il futuro dei musei e l’inestimabile patrimonio culturale che essi ospitano – una parte essenziale dell’identità dei popoli e delle nazioni e un elemento vitale per le comunità di cui sono al servizio. Come depositi di conoscenze scientifiche accumulate per secoli, il loro è un ruolo chiave nel futuro dell’umanità, specialmente in tempi di incertezza come quelli che viviamo oggi».
Seguono poi alcuni dati sconcertanti. «Già gravemente sottofinanziati in diversi luoghi, i musei che sono temporaneamente chiusi oggi rischiano di esserlo definitivamente domani. In Italia si prevede che il settore culturale perderà 3 miliardi di euro nel prossimo semestre; in Spagna, 980 milioni di euro solo ad aprile. L’American Alliance of Museums (AAM) stima che un terzo dei musei negli Stati Uniti non sarà in grado di riaprire. Migliaia di professionisti dei musei, in particolare quelli che lavorano come liberi professionisti e precari, sono sul punto di perdere la propria sussistenza o lo hanno già fatto».
Eccoci dunque alla resa dei conti. Se da un lato le iniziative digitali di tantissimi musei hanno restituito un’iniezione di positività a un settore che non è disposto a soccombere, dall’altro resta urgente più che mai pensare a quel famigerato futuro che ci attende. Encomiabili i tour virtuali distribuiti sulle piattaforme per contagiare di bellezza la monotonia di queste giornate, sempre mirati e interessanti gli approfondimenti delle pagine social sui tesori esposti nelle loro sale. Ma non basta, purtroppo. Servono tutela, manutenzione e controlli continui, servono idee per ripartire e, soprattutto, servono i fondi per renderlo possibile.
Ecco quindi l’appello: «ICOM, in rappresentanza della comunità museale internazionale, chiede alle politiche e agli organi decisionali di assegnare con urgenza fondi di soccorso ai musei e ai loro professionisti, in modo che possano sopravvivere all’isolamento e continuare la loro vitale missione di servizio pubblico una volta che sarà terminato, per le generazioni a venire. Il processo di ripresa delle nostre società dopo la crisi COVID-19 sarà lungo e difficile. I musei, come luoghi incomparabili di incontro e apprendimento per tutti, giocheranno un ruolo importante nel riparare e rafforzare il tessuto sociale delle comunità colpite».
Per un quadro della situazione attuale e per immaginare le sue possibili evoluzioni, abbiamo preparato un rapido questionario – qui c’è il link – da sottoporre a tutti gli operatori culturali interessati (artisti, curatori, direttori di musei e gallerie, funzionari, collezionisti, storici dell’arte, giornalisti, autori…) e che vi invitiamo a diffondere tra i vostri contatti. I risultati saranno pubblicati, in forma anonima, in un approfondimento a cura della nostra redazione.
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