Creare un nuovo polo culturale nel cuore storico della città, a due passi dal Duomo e dal Battistero: un contenitore eccellente, l’ex Monastero di San Paolo, ed un altrettanto valido contenuto, la Pinacoteca Stuard.
Un percorso espositivo che trova uno spazio concreto di integrazione con la città in un edificio sottratto all’incuria e all’abbandono. Una doppia operazione di recupero e valorizzazione del patrimonio di Parma: la ricollocazione della raccolta Giuseppe Stuard e il restauro di una porzione storica del complesso conventuale benedettino di Borgo Parmigianino 2.
La collezione era stata riaperta al pubblico nel 1996 grazie ad un accordo tra Iraia e
Oggi la volontà dell’Ente locale, come della stessa Iraia, ha identificato nell’edificio monastico il cuore pulsante del tessuto urbano, deputandolo naturalmente ad ospitare i Musei civici.
L’ex Monastero è stato presentato al pubblico in una nuova veste architettonica frutto di un intervento destinato a coinvolgere l’intero complesso. Un attento lavoro di restauro e di scavo ha portato alla luce un’inaspettata stratigrafia: un mosaico di presenze tardo-antiche, germaniche, longobarde e pre-romaniche, fino all’espansione due, trecentesca e alla ristrutturazione rinascimentale degli appartamenti abbaziali della Camera del Correggio e di quella dell’Araldi.
Ventidue sale su due piani che si sviluppano intorno al chiostro binato di sapore manierista. Nell’essenzialità dell’architettura s’intrecciano il piano della storia del monumento con quello del gusto dell’arte del prototipo del
Partendo dall’ambiente che ospita i reperti archeologici, portati alla luce durante i lavori di restauro, si snoda un percorso espositivo, dal XIV, XV secolo fino al Novecento, un percorso che vanta presenze quali quelle del Maestro della Misericordia, Bicci di Lorenzo, Niccolò di Tommaso, per citare solo alcuni degli autori dei fondi oro che costituiscono il nucleo più prezioso della raccolta alla quale sono andati sommandosi episodi dell’avventura pittorica italiana ed europea: Correggio, il Levriero del Parmigianino, Lanfranco, Guido Reni come Schedoni e Badalocchio passando per gli esempi di pittura nordica, spagnola come francese.
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Francesca Fortunato
mostra vista il 28 giugno
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