Tales of us, Davide Sioni e Rosario Guerra, ph Federica Capo
Danzatore eccellente per tecnica, personalità, vigore, interprete doc in molte creazioni di Marco Goecke per Staatballett Hannover – tra cui un memorabile, pluripremiato, “Nijinskj” che gli è valso il Premio Danza&Danza 2016 come “Interprete dell’anno” -, e prima ancora nella compagnia di Eric Gauthier, Rosario Guerra, ora anche coreografo, sperimenta un progetto autoriale degno d’interesse che vede la firma a più mani di alcuni suoi compagni di viaggio con esperienze all’estero. Un legame artistico e d’amicizia che ha riunito, tutti in qualità di coreografi, Alessandra La Bella, anche lei proveniente dal Staatsballett Hannover, Beatrice Panero con attività al Tanzwerk Leipzig, e Alessio Marchini dalle file della Gauthier Dance Company (e co-produttore del progetto), e Davide Sioni danzatore che insieme a Guerra condivide la scena di “Tale of us” (debutto al Piccolo Bellini di Napoli, per la stagione danza curata da Emma Cianchi e Manuela Barbato).
Un duetto articolato e poetico che, nella modalità del racconto, attinge al teatrodanza, ma vive subito di fremiti contemporanei spaziando e sfumando tra i diversi linguaggi dei quattro autori. Si sente scorrere il tempo della vita nel fluire di una danza che si illumina e si adombra, si ferma e riprende il respiro, svela stati d’animo dentro un tappeto sonoro evocativo denso di voci, suoni, rumori e silenzi, mentre le musiche di Jesse Callaert, Samuel Poma, Maewen Forest e Magnus Jahr, permeano le atmosfere, introducono e chiudono i diversi pezzi coreografici senza soluzione di continuità, legati come sono dalla tematica comune: sradicamento dal luogo d’origine, incontri e scambi altrove che arricchiscono il bagaglio della vita, strappi che feriscono, ritorni e trasformazioni. E basta una sedia per sostare nell’attesa di qualcosa o di qualcuno, luogo da dove poter partire, dove incontrarsi e da dove osservare il mondo; basta un cappotto da indossare, da togliersi e, attraverso il gesto scorrevole di una manica, sfilarlo nel braccio di un altro corpo, per unirsi e distinguersi, chiudersi e aprirsi nuovamente.
La danza vive di sdoppiamenti, di rincorse, di strattonamenti, di cadute, abbracci, nascondimenti; di gesti rabbiosi, di bocche spalancate, di segni con le mani, di sorrisi nervosi, di silenzi notturni e di sguardi luminosi, di parole fuori scena che danno voce ai moti dell’anima. Li esprimono Sioni e Guerra, da soli o in coppia, distanti o vicini, tra cambi d’abito e soste ansimanti, con vigore di braccia, con movimenti disarticolati e ricomposti, scomparendo e ritornando dalla penombra alla luce piena. Per lasciarci, infine, il segno di nervature e tensioni che si sciolgono in gesti tratteggiati in un poetico chiaroscuro della memoria.
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