Categorie: Design

design_interviste | No More Tv House

di - 8 Maggio 2008
Le opere in mostra a Milano giocano sulla superficie dello specchio che nasconde/disvela una televisione al suo interno. Specchio che nel suo disegno evoca anche la tradizione immaginifica coreana. Com’è nata l’idea?
Personalmente non mi piace la tv. Non mi piace avere questo oggetto nella mia casa. Però a volte è indispensabile. Quindi ho pensato che fosse una buona idea avere una tv nascosta. La mia idea è nata così. Poi me l’ha richiesta questa azienda, DNDCasa, che fa ricerche su questa tecnologia, che consiste nel mettere il video dentro lo specchio.

Alcune tue opere mischiano artigianato e tecnologia. È una caratteristica della produzione coreana?
È stata una mia idea. Perché l’artigianato coreano negli ultimi anni si sta perdendo: ai giovani di oggi non piace questa tecnica. Tutti pensano che è fuori moda, invece non lo è affatto. Il materiale è molto bello, naturale. Quindi ho pensato: perché non facciamo qualcosa insieme, perché non collaboriamo con questo maestro dell’artigianato coreano, Chooncheol Jang? Magari possiamo fare qualcosa di più bello, di più coreano e magari più accettabile dal mercato. Collaboriamo da otto mesi e il risultato è Luce dal mare, composta da una grande cornice realizzata con piastre bicolori in madreperla naturale, un materiale che nella tradizione coreana è simbolo di forza e benessere. Il layout bicolore delle piastre in madreperla fonde il materiale antico con la contemporaneità della grafica optical.

Oggi Seoul sta vivendo una rinascita culturale. La paragonano già a New York per la molteplicità dell’offerta culturale. Il design come si posiziona?

Nel 2010 Seoul sarà World Design Capital, quindi sta crescendo come centro di ricerca per il design. Ci sarà più gente che vorrà venire a Seoul come luogo del design. Ora c’è un boom nel mondo del design, tanti giovani che fanno mostre… Facciamo arrivare tanti designer dall’estero che tengono workshop. Si sta lavorando molto, c’è un grande fermento.

Dal 2002 si tiene il Seoul Design Festival, di cui sei stato direttore artistico fino all’anno scorso. Che impatto ha questo evento sulla produzione coreana? È simile alla design week milanese? Sì, sono stato direttore del Seoul Design Festival fino all’anno scorso. Quest’anno no, per progettare No more tv house. L′evento di Seoul è diverso da quello milanese. Parte dal basso, dai giovani designer. È un’opportunità per i giovani di entrare in contatto con le aziende, magari italiane…

I giovani designer coreani hanno la possibilità di mettere in produzione i loro prototipi? Quali sono i rapporti con le aziende?
In Corea ci sono poche possibilità. Le grandi aziende come Samsung e Daewoo hanno i loro designer, e non sono molto aperte a novità provenienti dall’esterno. Si tratta di una creazione un po’ limitata, devono sempre disegnare tv, telefoni ecc. Io sono ovviamente contrario a questo sistema di design in house, sarebbe molto più stimolante utilizzare anche le idee di giovani designer di talento indipendenti dai desiderata delle aziende.

Il festival forse in questo senso aiuta un po’ a sdoganare i giovani talenti…
Noi vogliamo che i giovani designer possano finalmente collaborare anche con le aziende europee, grazie alla natura nomade del Festival. Ora è a Milano e poi si sposterà a Berlino. Io ho diretto il festival per cinque anni, quindi ho contatti con designer e aziende di tutto il mondo, ed è molto bello poter scambiare idee e lavori. È molto divertente e stimolante fare mostre in giro per il mondo e diffondere l’identità coreana.

Hai studiato e lavorato tanti anni in Italia. Che differenze ci sono tra l′Italia e la Corea?
In Corea, come dicevo, il designer è costretto a entrare in un’azienda. Qui in Italia ci sono tanti designer indipendenti; questa è una grande differenza. Però stiamo cambiando: anche le grandi aziende come la Samsung da due o tre anni collaborano anche con designer dall’estero. Questa è una cosa molto buona, una svolta. È in atto un cambiamento.

a cura di giorgia losio

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