Categorie: Film e serie tv

Io sono figlio dei limoni: ritratto sentimentale di Ferdinando Scianna

di - 6 Ottobre 2025

Entrambi sono maestri dell’immagine. Entrambi hanno avuto lo stesso mentore, lo scrittore Leonardo Sciascia. Una traccia comune e profonda che ha forgiato le loro vite e il loro futuro. E così il film documentario del regista Roberto Andò, Ferdinando Scianna – Il fotografo dell’ombra, è il racconto di una passione ma anche un tributo all’amicizia che è per loro uno dei cardini dell’esistenza. Senza retorica.

È un intenso ritratto del grande fotografo innamorato della realtà anche quando mostra i suoi lati più feroci, che ha conosciuto facendo i reportage per grandi giornali, come Epoca, e per Magnum Photos, con cui ha collaborato fin dal 1982. Lo dichiarano i suoi scatti, che lasciano trasparire un’adesione sentimentale verso quello che inquadra. Le sue foto attraversano quello che accade, non si fermano in superficie. Per questo hanno preso per sempre un posto nella nostra memoria. Nessuno escluso.

Ferdinando Scianna – Il fotografo dell’ombra, frame dal film di Roberto Andò

E infatti, quando scorrono sul grande schermo è un succedersi di ricordi personali che si intrecciano con la grande storia. Come per la narrazione del Sud fuori dagli stereotipi e dall’agiografia: le sue processioni, i contadini, i paesaggi siciliani, escono dalla cornice grazie alle luci contrastate che ne ridisegnano le forme, sostenute delle composizioni ardite. Basti pensare al bambino esposto al prete durante l’ultimo passaggio di una processione.

«Sono appunto le cristallizzazioni di un lungo processo di conoscenza», come scrive Sciascia nell’introduzione al libro I siciliani. Sono queste infatti le foto che li hanno fatti incontrare. È avvenuto quando lo scrittore andò a Bagheria apposta vedere la prima mostra di Ferdinando Scianna. E da quella volta il loro rapporto è proseguito senza pause. Un affetto profondo, fatto di stima e rispetto che dura ancora ora, anche se lo scrittore di Racalmuto è morto da tempo.

Lo confessa nel film lo stesso Scianna, molto emozionato, quando con il regista Roberto Andò torna nella casa di Sciascia. Seduto su una poltrona chiede di andarsene perché i ricordi e le emozioni lo assalgono: «Io non ho ancora chiuso questo rapporto. E infatti non ho ancora finito il libro su di lui. È sempre lì che aspetta». E poi ritornano a scorrere immagini fisse, raccontate dalle immagini in movimento del cinema, in un dialogo senza sbavature.

Il documentario-conversazione ha preso il via nello studio di Scianna a Milano dove, insieme alle foto, sentiamo considerazioni sul suo lavoro, sulla fotografia, sui fatti del mondo che escono dal dialogo con Roberto Andò. Il quale, con una delicatezza infinita, gli sta vicino, sfoglia le sue foto nel suo studio e lo accompagna per i suoi luoghi, da Bagheria alla casa di Sciascia.

Ferdinando Scianna – Il fotografo dell’ombra, frame dal film di Roberto Andò

Si delinea una persona vera, con sentimenti profondi: «La vita è l’arte degli incontri», sentenzia sorridendo. E così vediamo il suo carteggio con Cartier-Bresson che lo introdusse alla Magnum, assistiamo agli abbracci e alle chiacchiere con Gianni Berengo-Gardin. Veniamo a scoprire i retroscena della sua leggendaria incursione nel mondo della moda, quando fu chiamato da Dolce&Gabbana, creando un servizio di moda in Sicilia con la leggendaria e giovanissima modella Marpessa. Un miscuglio rivoluzionario che ha segnato il passo.

Poi la telecamera si infila nella vita quotidiana: ci troviamo a cena con i suoi amici e faccia a faccia con i suoi libri, in un intreccio straordinario durante il quale ascoltiamo le conversazioni con i suoi amici, dal regista Giuseppe Tornatore a Vincenzo Campo della casa editrice Henry Beyle. E poi vediamo i suoi oggetti preferiti: i libri. «Ho scoperto tardi la definizione di Alberto Savinio: tutto quello che ha un senso nella storia della cultura umana prima o poi finisce in un libro. Da Omero a Mein Kampf. Per me una fotografia prende senso quando entra in un contesto che è il libro, che è il racconto».

Ferdinando Scianna – Il fotografo dell’ombra, frame dal film di Roberto Andò

In realtà, per fortuna, ce ne sono molti suoi, fatti da uno «Che non aveva scelto un lavoro», come pensava suo padre, che coltivava limoni: «Perché è un mestiere finalizzato a “resuscitare i morti e ammazzare i vivi”». Così si riteneva intervenisse sulle immagini il fotografo a Bagheria – dove Scianna è nato -, aprendo con ritocchi gli occhi dei deceduti e fotografando i vivi come se fossero pronti per l’immaginetta ricordo.

Ferdinando Scianna – Il fotografo dell’ombra sarà nelle sale italiane soltanto per tre giorni, 6, 7 e 8 ottobre, distribuito da Fandango.

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