Foto di Cosimo Filippini
Milano Art Guide ed exibart presentano It’s a Mad, Mad, Mad, Mad World, un atlante della fotografia degli anni 2020, da scoprire ogni settimana su Instagram: l’ospite di questa settimana è Silvia Mariotti. Per dare un’occhiata al takeover nelle stories del nostro account instagram, vi basta cliccare qui.
A cosa stai lavorando?
«Sto lavorando a nuovi progetti espositivi a Milano e Roma, e parallelamente sto iniziando a concepire una nuova produzione di lavori più incentrata sulla sperimentazione dei materiali.»
Come trovi ispirazione per il tuo lavoro? E cosa ti ispira di più?
«Non saprei dirlo con esattezza, da un lato sono i luoghi naturali che mi attraggono maggiormente e con essi, i contesti sociali e storici che celano questi luoghi. Dall’altro lato ci sono però le suggestioni derivanti da determinate atmosfere, che possono vivere nell’aria come nei testi scritti, nei versi poetici o semplicemente nelle piccole cose che apparentemente sembrano non destare interesse.»
Cosa significa fotografare negli Anni Venti del Duemila?
«Risponderei direttamente con le parole di Joan Fontcuberta: Scattare senza pensare; la depredazione visuale prevale sul desiderio di fare esperienza, l’accumulazione sulla qualità.»
Il 2020 in una foto?
Silvia Mariotti nasce nel 1980, vive e lavora a Milano. Si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Urbino. Nel 2013 vince il primo premio, per la sezione fotografia, del Premio Celeste. Nel 2016 arriva finalista alla IX edizione del Talent prize di Roma, nel 2019 in occasione di Art Verona, vince il premio Level 0 con la Gnam di Roma. Espone in diverse gallerie e spazi pubblici in Italia e all’estero, tra cui il Museo d’arte Contemporanea di Lissone, Villa Manin di Passariano, la galleria civica di Pirano (SLO), l’Edificio Lutetia – FAAP di San Paolo (BR) e il Palazzo Ducale di Urbino.
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