Categorie: Fotografia

Other Identity #144, altre forme di identità culturali e pubbliche: Piero Toffano

di - 26 Gennaio 2025

Tratta dall’omonima rassegna ideata dall’artista e curatore indipendente Francesco Arena, la rubrica “OTHER IDENTITY – Altre forme di identità culturali e pubbliche” vuole essere una cartina al tornasole capace di misurare lo stato di una nuova e più attuale grammatica visiva, presentando il lavoro di autori e artisti che operano con i linguaggi della fotografia, del video e della performance, per indagare i temi dell’identità e dell’autorappresentazione. Questa settimana intervistiamo Piero Toffano.

Piero Toffano, RITRATTO

Other Identity: Piero Toffano

Il nostro privato è pubblico e la rappresentazione di noi stessi si modifica e si spettacolarizza continuamente in ogni nostro agire. Qual è la tua rappresentazione di arte?

«Personalmente, penso che l’arte vada oltre la semplice maestria o l’eccellenza di un mezzo espressivo. La vedo come la capacità di aprire spazi a percezioni alternative della realtà. L’arte riformula le esperienze sensoriali a cui siamo abituati, introducendone di inedite. In altre parole, non penso si debba mirare tanto alla ricerca della perfezione/bellezza, quanto a stimolare una riflessione sui limiti delle convenzioni rappresentative. Si tratta di ridefinire le nostre esperienze sensoriali quotidiane, presentando prospettive nuove e disturbanti».

Piero Toffano Spy 2019 cm 20 x 30 foto digitale

Creiamo delle vere e proprie identità di genere che ognuno di noi sceglie in corrispondenza delle caratteristiche che vuole evidenziare, così forniamo tracce. Qual è la tua “identità” nell’arte contemporanea?

«Non credo in identità fisse e immutabili che ci definiscano in modo perenne e totalizzante. L’identità è fluida e soggetta a complesse interazioni. Lo affermo senza negare il mio genere, le mie esperienze, il mio passato, e i soggetti che fotografo. Mi voglio distaccare da uno sguardo maschile che ha oggettivizzato e stereotipato, consapevole che questa mia ribellione avvenga in un contesto strutturale, spaziale e temporale che ha certamente lasciato segni indelebili nelle mie foto. Trovo che prendere coscienza di ciò e rendersi conto della propria posizione nella società aiuta a collocarsi e a allontanarsi da cliché e banalità».

Piero Toffano bed 2023 cm 30 x 40 foto digitale

Quanto conta per te l’importanza dell’apparenza sociale e pubblica?

«Trovo che ogni opera, che sia fotografia o altro, acquisisca significato solo nell’interazione con il pubblico. È nella negoziazione con il fruitore che l’opera guadagna potere rappresentativo. È complicato interagire con chi apprezza il prodotto della mia passione; ma mentirei dicendo che produco solamente per me stesso. È il dialogo con coloro che desiderano vedere ciò che creo e che a volte sono anche essi produttori di contenuti che favorisce la crescita e lo sviluppo delle idee. È un dialogo a volte crudo e sempre faticoso, ma non vedo ragione per sottrarmene».

Piero Toffano Rani 2022 cm 30 x 40 foto digitale

Il richiamo, il plagio, la riedizione, il ready made dell’iconografia di un’identità legata al passato, al presente e al contemporaneo sono messi costantemente in discussione in una ricerca affannosa di una nuova identificazione del sé, di un nuovo valore di rappresentazione. Qual è il tuo valore di rappresentazione oggi?

«Ammetto di avere un approccio agnostico e disinteressato verso l’originalità. Ritengo che, alla fine, l’originalità possa emergere anche in modo involontario, attraverso casuali contaminazioni con opere passate, ripetizioni e rifacimenti. Interpretazioni eccessivamente rigide sulla paternità dell’opera mi lasciano perplesso. Cito liberamente le influenze e condivido il mio sapere senza riserve. In questo senso, mi sento di Interpretare con notevole libertà la natura emancipatrice della fotografia».

ll nostro “agire” pubblico, anche con un’opera d’arte, travolge il nostro quotidiano, la nostra vita intima, i nostri sentimenti o, meglio, la riproduzione di tutto ciò che siamo e proviamo ad apparire nei confronti del mondo. Tu ti definisci un’artista agli occhi del mondo?

«Personalmente, non credo nelle classificazioni, divisioni e dicotomie, né nelle etichette che distinguono l’artista, l’appassionato e l’occasionale. Trovo anzi il termine artista abusato. Quello che ritengo mi definisca è la mia continua e ininterrotta ansia di reinventarmi con la macchina fotografica, l’editing e la post-produzione. Attualmente, la mia ricerca sull’immagine, sui corpi e sulla cultura visuale permea la mia quotidianità. È una attività artigianale a cui dedico la maggior parte del mio tempo, riflettendoci incessantemente. Credo che sia proprio questa dedizione che mi descriva, al di là del termine, indipendentemente da ciò che ho prodotto o dal destino finale delle mie fotografie».

Piero Toffano Purity 2023 cm 30 x 40 foto digitale

Quale “identità culturale e pubblica” avresti voluto essere oltre a quella che ti appartiene?

«Nasco, vivo e opero nel nord-est italiano spesso descritto in modo caricaturale come estremamente produttivo, tradizionalista, e reazionario. Questa descrizione, sebbene stereotipata, purtroppo riflette molti aspetti della realtà quotidiana. I mezzi digitali mi hanno consentito di superare i limiti di un paesaggio anche iconico, ma talvolta socialmente desolante. Idealmente accelerazionista, auspicherei il superamento del modello economico imperante in occidente, consapevole però di esservi completamente immerso e di sfruttarne gli spazi che esso mi mette a disposizione.  Al contempo, se fossi nato in tempi più recenti, avrei voluto beneficiare del cosmopolitismo riservato ai giovani fotografi che si affacciano solo ora alla ribalta».

Piero Toffano mother 2022 cm 8,5 x 10,5 polaroid

Biografia

Piero Toffano nasce a Mira, vicino Venezia, nel 1956. Cresce tra i libri del padre dove conosce la pittura del rinascimento e i periodici italiani che, come Life negli Stati Uniti, portano nelle case le immagini di un epoca appena passata e di un presente vivacissimo. Scopre Capa, Weston, Penn, ciò che vede resta incollato alla sua memoria. Il padre lo avvia agli studi di ragioneria e le esigenze della vita lo portano a diventare un colletto bianco. L’ufficio gli sta stretto e lui cerca una sua dimensione nella fotografia che diventa presto bisogno di produrre immagini proprie.

La sua prima Pentax K1000 è del 1975. Con l’avvento del digitale, intraprende il percorso che porta agli sviluppi della sua ricerca sul nudo. La pubblicazione su Photovogue Italia degli ultimi anni è stata ciò che ha dato alle sue foto visibilità internazionale. Dal 2018 al 2021 è membro gold della rivista, con oltre 100 foto selezionate tra le best of e altre designate picture of the day. Ha un sito che non ha tempo di aggiornare, perché trova più interessante sottoporsi a un giudizio più onesto proponendo i suoi libri e foto per la vendita all’asta.

Ha esposto per tre anni al Sapporo Cultural Arts Community Center e al Sapporo Fashion Design College in Giappone, mentre una sua opera è stata esposta all’Espacio Pirineos a Huesca in Spagna. Espone regolarmente al Brolo Spazio Arte Urbano a Mogliano Treviso e nei paesi nella provincia di Venezia dove vive. È iscritto alla FIAF.

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