Categorie: Fotografia

Other Identity #153, altre forme di identità culturali e pubbliche: Tatiana Minelli

di - 29 Marzo 2025

Tratta dall’omonima rassegna ideata dall’artista e curatore indipendente Francesco Arena, la rubrica “OTHER IDENTITY – Altre forme di identità culturali e pubbliche” vuole essere una cartina al tornasole capace di misurare lo stato di una nuova e più attuale grammatica visiva, presentando il lavoro di autori e artisti che operano con i linguaggi della fotografia, del video e della performance, per indagare i temi dell’identità e dell’autorappresentazione. Questa settimana intervistiamo Tatiana Minelli.

RITRATTO (PH. Antonio de Matteo con l’assistenza di Marco Bazzucchi)

Other Identity: Tatiana Minelli

Il nostro privato è pubblico e la rappresentazione di noi stessi si modifica e si spettacolarizza continuamente in ogni nostro agire. Qual è la tua rappresentazione di arte?

«La mia rappresentazione di arte è piuttosto “egoistica” perché ho sempre usato la fotografia a scopo terapeutico, perciò tutto ciò che mostro è frutto di quello che ho vissuto, di ciò che penso, di tutto il bene e male che fa parte della mia natura. E’ una necessità alla quale non penso potrei mai rinunciare al 100% anche perché posso affermare che mi ha “salvato la vita” aver iniziato a scattare. Quindi se è vero che tendiamo a spettacolarizzare tramite la nostra arte io sto spettacolarizzando la mia psiche cercando anche di spettacolarizzare quella degli altri coinvolgendoli nei miei scatti, alle volte forse anche “costringendoli” perché mi diverte utilizzare la provocazione per suscitare lo sguardo altrui. Provocazione però non perché senta bisogno di far notare me stessa, ma far notare lo scatto in sé affinché chi lo guarda si ritrovi a dovercisi soffermare sopra, riflettere ed uscire anche dai propri schemi mentali spesso figli di comfort zone».

Tatiana Minelli, 2018

Creiamo delle vere e proprie identità di genere che ognuno di noi sceglie in corrispondenza delle caratteristiche che vuole evidenziare, così forniamo tracce. Qual è la tua “identità” nell’arte contemporanea?

«La mia identità probabilmente è strettamente legata a ciò che sono, ricollegandoci un pò anche alla prima domanda. Sarebbe anche da chiedersi che cos’è l’identità? Come la riconosciamo? Ha caratteristiche specifiche? Penso che non ci siano risposte universalmente corrette perché ognuno di noi avrà le proprie. Per quanto mi riguarda non ho una risposta definitiva perché penso che sono sempre alla ricerca della mia identità e lo faccio tramite la fotografia che come me muta continuamente negli anni, evolve, inciampa, cambia colore, acquisisce nuove forme, si fa amare ed odiare».

Tatiana Minelli, 2019

Quanto conta per te l’importanza dell’apparenza sociale e pubblica?

«Sarebbe fin troppo bello poter dire che non siamo influenzati dall’apparenza, ma viviamo in una società e per quanto ci sforziamo saremo sempre circondati da stimoli esterni anche negativi. Ho sempre visto il mondo intorno a me come nemico, ho sempre faticato ad integrarmi a situazioni e persone soprattutto nuove e tutt’ora spesso mi ritrovo in difficoltà perché tendo a vedere tante cose che altri non notano, captare ciò che mi circonda in maniera diversa. Quando ero più piccola ho sofferto tanto per questo perché avrei solo voluto essere “normale”, per me era importante essere agli occhi pubblici come tutti gli altri, ma per quanto mi sforzassi era come interpretare la scena di un film fin troppo ostico. Ora come ora ho accettato semplicemente ciò che sono, dò molta meno importanza a come appaio in pubblico anche se come detto all’inizio è impossibile non subire un minimo di influenza dall’esterno. Ciò che mi dispiace è vedere che qualcuno si annulli pur di apparire in un determinato modo, i social temo abbiano alimentato questa sorta di de personificazione in massa».

Tatiana Minelli, 2022

Il richiamo, il plagio, la riedizione, il ready made dell’iconografia di un’identità legata al passato, al presente e al contemporaneo sono messi costantemente in discussione in una ricerca affannosa di una nuova identificazione del sé, di un nuovo valore di rappresentazione. Qual è il tuo valore di rappresentazione oggi?

«Noi siamo ciò che eravamo, ciò che siamo e ciò che saremo. Non possiamo vivere senza avere collegamenti con gli archi temporali della nostra vita ed è ovvio che essi stessi cambieranno il nostro modo di essere. Penso che non ci sia nulla di sbagliato in tutto ciò se usato a mo’ di lezione e non di adagiamento, ogni cosa deve insegnarci e permetterci di fare un passo avanti e non indietro. Se riusciamo a non cadere in queste “trappole” allora potremo dare nuovo valore a ciò che vogliamo rappresentare che sia con l’arte che sia con noi stessi».

Tatiana Minelli, 2022

ll nostro “agire” pubblico, anche con un’opera d’arte, travolge il nostro quotidiano, la nostra vita intima, i nostri sentimenti o, meglio, la riproduzione di tutto ciò che siamo e proviamo ad apparire nei confronti del mondo. Tu ti definisci un’artista agli occhi del mondo?

«La parola artista mi ha sempre messo addosso un carico di aspettative che non penso di riuscire a portare, non nutro molta autostima e probabilmente ciò non mi aiuta molto. Sono però sicura che tramite le mie foto sto trasmettendo qualcosa anche se non è mai stata una mia volontà. Non ho mai pensato “ok ora comunico questo facendo le cose in questo modo”, non c’è mai stata strategia, sono sempre andata a sentimento, anzi a sentimenti, i miei. Trovo incredibile che negli anni sia riuscita a far arrivare tutto il mio carico emotivo e psicologico alle persone che guardano, tutt’ora mi meraviglia saperlo e non mi spiego come tutto ciò avvenga, però succede. Senza che io mi ci metta con quell’intenzione i miei pensieri scavalcano la logica ed entrano, alle volte anche senza permesso. Quindi forse sono una racconta storie più che altro, chissà, lascio agli altri l’ultima parola».

Tatiana Minelli, 2024

Quale “identità culturale e pubblica” avresti voluto essere oltre a quella che ti appartiene?

«Per anni, come ho accennato sopra, ho immaginato di non essere me. Sognavo di alzarmi la mattina e non vedere più la mia faccia, non sentire più la mia mente, o addirittura di non alzarmi mai più (so che può essere brutto da dire, ma la realtà era quella). Ammetto di aver dato poco valore a tante, troppe cose e tutt’ora vivo un rapporto conflittuale con me stessa, ma ora riesco ad accettare più volentieri ciò che sono e non penso che vorrei più essere qualcun altro. Piuttosto voglio sempre lavorare affinché diventi una versione di me migliore di quella precedente, che possa sempre imparare, che riesca tramite la fotografia a raggiungere scopi sempre più “alti” a livello umano, che guardandomi allo specchio non debba mai vergognarmi di ciò che ho realizzato».

Biografia

Tatiana Minelli nasce a Gualdo Tadino nel 1992. Autodidatta di base, inizia a imparare a usare una reflex all’età di 19 anni circa, fino ad allora aveva scattato con una compattina per un paio di anni. Negli anni ha realizzato interviste, pubblicazioni su riviste del settore, mostre, editoriali (anche cover) per magazine online e/o cartacei internazionali e non, cataloghi, book fotografici per modelli d’agenzia ed attori/attrici, workshop. Si dedica spesso anche a progetti personali e introspettivi.

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