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Luci e ombre nel calcolo “costi-benefici” di una grande mostra | El Siglo (De oro?) | Genova, Palazzo Ducale presenta il conto economico della grande mostra del primo semestre 2000

di - 15 Agosto 2000

Quanto costa una grande mostra? E quanto rende, se rende? Oppure è vero che le grandi esposizioni d’arte sono naturalmente da considerarsi in perdita, e che, come per i musei, senza l’intervento dell’Ente Pubblico di turno non si potrebbero organizzare ed aprire al pubblico? Domande che ci pone spesso e per rispondere alle quali poche volte abbiamo a disposizione dati reali. Meritoria, in questo senso, l’iniziativa del Palazzo Ducale di Genova, che ha reso pubblici non solo i costi della mostra “El Siglo de los Genoveses”, ma che ne ha anche presentato un calcolo dei ritorni, economici o presunti tali.

Con 127 mila biglietti venduti “El Siglo” si è piazzata al terzo posto nella classifica delle esposizioni artistiche più visitate d’Italia dell’anno in corso.
Al termine della mostra (inaugurata a dicembre dello scorso anno e protrattasi fino ai primi di luglio) il Comune di Genova, organizzatore della mostra attraverso la controllata Società di gestione di Palazzo Ducale, ha commissionato un’analisi costi-benefici che è stata realizzata dalla “Praxi” di Genova.

I costi diretti (produzione, trasporti e restauri per circa un miliardo e mezzo, altrettanti per gli allestimenti, sorveglianza durante l’apertura della mostra per un miliardo circa e un altro miliardo di promozione) sono stati circa cinque miliardi, mentre i benefici per la città sono stati calcolati in circa dodici miliardi, così ripartiti:

  • un miliardo per i biglietti venduti;
  • quasi due in “valore della comunicazione”, cioè in ritorno promozionale per la città, valutando le azioni ed i risultati delle Pubbliche Relazioni e le uscite su stampa, radio, tv e web;
  • cinque e mezzo di indotto turistico, cioè nell’incremento delle spese per alberghi, ristoranti, negozi etc…;
  • uno dagli sponsor diretti (cioè reali e finanziari);
  • un altro da quelli tecnici (cioè come “cambio merce”, ossia in sconti su prestazioni quali quelle assicurative, quelle per i trasporti, e quelle promozionali);
  • un altro mezzo fra ricavi delle viste guidate e delle audioguide, dei cataloghi, materiali a stampa e prodotti derivati e degli eventi collaterali alla mostra (ben 55 di cui 24 a pagamento con una stima di circa 85.000 partecipanti totali);
  • e infine anche il miliardo speso per l’assunzione dei 40 sorveglianti a tempo determinato, letto come un “beneficio” per la città, alle prese con una disoccupazione che è la più alta delle città del Nord.

    Non ci sentiamo di accodarci al coro positivo dei quotidiani genovesi per questo calcolo, a nostro avviso un po’ azzardato: contabilizzare come benefici due miliardi di “valore della comunicazione” (contro uno speso, un rapporto sicuramente non soddisfacente), i cinque e mezzo di “indotto” e l’escamotage del miliardo delle spese per la sorveglianza tramutato da costo a beneficio ci sembrano operazioni discutibili.

    Diverso il discorso sull’indagine, condotta parallelamente dalla “Praxi” con un sondaggio basato su interviste a oltre mille visitatori circa il gradimento della mostra, giudicata “ottima”, esattamente da un intervistato su due e soddisfacente dal 44%; solo sei visitatori su cento, dunque, hanno giudicato negativamente la mostra e questo è certamente un ottimo risultato.

    Alcune critiche allo scenografico allestimento di Pier Luigi Pizzi: poco illuminato per quattro visitatori su dieci e con un apparato didattico povero per un sesto degli intervistati.

    Doctor Wu

    [Exibart]
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    • Sono d'accordo con le considerazioni svolte nell'articolo e invito chi lo desideri ad entrare nel sito http://www.hozro.it/ dove potrà trovare altre riflessioni sullo stesso tema.
      Sandro Ricaldone

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