Qualcuno dice che questa epoca sia la migliore mai attraversata dall’umanità e potrebbe non avere tutti i torti. Di certo è una delle epoche più confortevoli e, in fondo, stando comodi si pensa meglio. Per esempio, David Hockney ha scoperto che grazie alla meravigliosa potenza di calcolo dell’iPhone avrebbe potuto iniziare a dipingere stando ancora nel – presumibilmente morbido – letto della sua casa, immersa nel panorama dello Yorkshire, per raccogliere in tutta tranquillità quelle impressioni e suggestioni tipiche di certe atmosfere mattutine. Altro che levatacce e reumatismi alla Monet, la nuova frontiera dell’en plain air è lo schermo aptico. E infatti, quando nel 2010 Hockney è passato all’iPad, le possibilità espressive si sono ampliate a dismisura, al punto da raccogliere 120 panorami visti dalla finestra e farne un libro, ora pubblicato da Taschen.
My window è una lunga sequenza di soggettive da diverse camere verso l’esterno, scorci tagliati verso angoli di cielo azzurrissimo che scivola su cumoli di nuvole di varie forme e densità cromatiche, fiori che divampano di vita e poi si ripiegano su se stessi, scie luminose che si infrangono sulle pareti di case in lontananza. È l’impressione del passaggio del tempo, senza eccessive ansie, in una sorta di epicureismo 2.0. Appunto, comodamente.
‹‹My Window descrive i fiori e l’alba a Bridlington, nello Yorkshire orientale. Ho iniziato con l’iPhone nel 2009, c’era un grande vantaggio in questo supporto perché è retroilluminato e ho potuto disegnare al buio. Non ho mai dovuto alzarmi dal letto. Tutto ciò di cui avevo bisogno era sull’iPhone››, scrive Hockney nell’introduzione al libro di Taschen. L’artista, a 82 anni e dopo aver raggiunto l’apice della carriera e aver infranto tutti i record d’asta, come quando nel 2018 il suo Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) fu battuto per 90,3 milioni di dollari da Christie’s a New York, non smette di sperimentare nuovi mezzi. E di farci sognare con le sue opere e la sua visione del mondo.
Le potenzialità dell’iPhone, peraltro, sembrano ormai acclarate. Nel 2018, infatti, Charlotte Prodger vinse il Turner Prize grazie a due film interamente ripresi con l’iPhone. Secondo Alex Farquharson, direttore della Tate Britain e presidente della giuria che assegna il Turner Prize, il suo lavoro evocava la tradizione dell’arte del paesaggio, con notevole peso psicologico, finendo per essere inaspettatamente comunicativo, proprio grazie a un sapiente utilizzo di un mezzo così prosaico, come la camera di uno smartphone.
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