Nel 1492, anno indissolubilmente legato alla scoperta del continente americano, si chiude in maniera emblematica la vicenda terrena di Piero della Francesca che lascia in eredità un’opera colma di stimoli e singolari conquiste spaziali e cromatiche, anticipatrice di un “nuovo mondo” e di una nuova età, che di lì a poco si dispiegherà in tutta la sua portata culturale e artistica.
Pittore dalla complessa personalità, trattatista (attività alla quale fu costretto in tarda età dalla perdita della vista) con spiccato interesse per le scienze matematiche e la geometria, Piero (nome con il quale ancora oggi i conterranei di Sansepolcro si riferiscono all’eccelso pittore) è stato a lungo trascurato, in particolare nel corso dell’Ottocento, e solo nel nostro secolo è divenuto oggetto di numerose ricerche che hanno sottolineato l’ineffabile portata della sua arte e ne hanno indagato la peculiarità, evidenziandone i valori che hanno condotto a un radicale rinnovamento, in anticipo rispetto ai suoi tempi, della concezione della pittura.
Il volume mira a presentare al grande pubblico le conclusioni più significative di questo lungo dibattito fra critici e storici dell’arte, offrendo i punti di riferimento per la lettura e la comprensione dei capolavori dell’artista toscano – tra i quali si stagliano i monumentali affreschi aretini della Leggenda della vera Croce, sottoposti recentemente a un lungo e accurato restauro -, ampiamente documentati da un ricco apparato iconografico interamente a colori.
a cura di Fabio Bernabei
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