Categorie: Libri ed editoria

saggi | Il linguaggio dei nuovi media | (olivares edizioni 2002)

di - 3 Febbraio 2004

Lev Manovich, studioso di origini russe attualmente insegnante all’Univesrità di San Diego, è l’autore del saggio Il linguaggio dei nuovi medi, finalmente tradotto in italiano per i tipi della Olivares. Si tratta di uno studio dettagliato ed esauriente sull’estetica visuale dei nuovi media ed in particolare del computer, che da mero elaboratore elettronico di calcolo è divenuto un strumento di accesso alla multimedialità.
In relazione alla sua evoluzione, l’interfaccia uomo-computer ha subito delle significative variazioni: dalla prima Human-Computer Interface strutturata sul modello della scrivania d’ufficio si è arrivati ad una HCI che prende a prestito le convenzioni delle forme culturali tradizionali (parola stampata, cinema). Se negli anni 70 l’ambiente fisico è migrato sullo schermo di un elaboratore elettronico, oggi sono le convenzioni dell’interfaccia ed alcune forme ad essa legate (come ad esempio la realtà virtuale) che si insediano nelle attività di lavoro e di svago in quanto implicano sempre di più l’uso del computer. L’interfaccia impone nuove norme per l’organizzazione dei dati digitali e degli oggetti mediali costituiti da particolari programmi che costituiscono un “filtro” che condiziona l’immaginazione del programmatore (un “filtro” paragonabile ai codici culturali, linguaggi, modelli di rappresentazione che influenzano l’artista tradizionale).
L’autore prosegue esaminando dei comandi generici comuni a molti applicativi evolutisi intorno agli anni 80 (che riflettono la pratica della citazione dell’estetica Post-moderna sviluppatasi nello stesso periodo): la selezione e la composizione. Si tratta di operazioni chiave della creatività moderna a base informatica e della cultura del computer, secondo la quale la creazione autentica è stata sostituita dalla selezione tra varie opzioni offerte da un menu. I dipinti di David Salle, ad esempio, riflettono questo tipo di operazione “taglia ed incolla”, dimostrando come la computer culture infuenzi l’attività artistica a 360 gradi. Negli anni 90 la composizione digitale ha supportato un’estetica diversa, caratterizzata da scorrevolezza e continuità che trova una delle sue migliori espressioni negli spot televisivi e negli effetti speciali dei film; in Jurassic Park o in Titanic, ad esempio, diversi elementi appartenenti a media differenti vengono tra loro miscelati ed assemblati per creare rappresentazioni illusionistiche.
Il saggio affronta il tema della rappresentazine illusionistica anche nei mondi virtuali, nei giochi elettronici, nei simulatori militari, in altri nuovi oggetti mediali e nelle nuove interfacce, ponendo l’accento anche sulla loro interattività. Lo spettatore diventa utente attivo: non si limita a guardare l’immagine ma in alcuni casi “entra” nell’immagine stessa cliccandovi sopra e attraverso gli hyperlink viene “teletrasportato” da un server all’altro (altra operazione analizzata è la telepresenza). Manovich ci offre un saggio illuminante e completo, illustrando i vari livelli (interfaccia-operazioni-illusioni-forme) e tutte le aree dei nuovi media (siti web, mondi virtuali, multimedia, videogiochi, animazioni computerizzate, installazioni interattive, etc.) facendo riferimento alla storia dell’arte, della fotografia, del video, delle telecomunicazioni, del design e del cinema. Un capitolo a parte viene dedicato all’analisi del cinema digitale e a lavori di artisti quali ART+COM, jodi.org, antirom, Tamas Waliczky, George Legrady, Olga Lialina e Jeffrey Shaw. Sul sito di Lev Manovich è inoltre consultabile una raccolta di immagini (oltre 300) e links relativi agli argomenti trattati nel libro.

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Lev Manovich – Il linguaggio dei nuovi media – Edizioni Olivares 2002 – Collana New Media – pp. 408 – 16,5 x 22,8 – ISBN 88-85982-61-1- Prezzo € 27,00 – Contatti: Olivares Editore – via Pietro Mascagni, 7 – 20122 Milano – tel. 02.76001753, e-mail: olivares@edizioniolivares.com – sito: www.edizioniolivares.com

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