I saggi di venti studiosi, coordinati da Laura Iamurri e Sabrina Spinazzè, prendono in esame la delicata vicenda dell’emergere della personalità delle artiste nel Novecento, da quando, nel passaggio alla società moderna, è cambiato il loro ruolo, non più confinato alla figura dell’aristocratica pittrice dilettante o della compagna di bottega ma finalmente emergente come protagonista e professionista di una ricerca autonoma.
Un libro interessante, risultato degli interventi al convegno Donne e arti visive nella cultura italiana del Novecento che, senza pretese di porsi come censimento tout court del fenomeno, viene a colmare il silenzio degli studi nel campo della ‘gender art’, iniziati in ritardo in Italia sull’onda di quelli di matrice americana e anglosassone. All’introduzione storica di Sandra Pinto seguono le analisi di Franca Zoccoli, Mirella Bentivoglio e Claudia Salaris sul nutrito gruppo delle futuriste, impegnate ad esplorare i più diversi settori espressivi (aeropittura, paroliberismo, danza, collages e libri-oggetto), con una particolare attenzione da parte di Lia Giachero verso la moglie di Marinetti, Benedetta Cappa, comparata alla figura di Virginia Woolf, o verso le pittrici ‘dimenticate’ come le allieve o le figlie di Balla, a cura di Flavia Matitti.
Oltre alla trattazione delle varie forme di associazionismo artistico tra donne a Milano e Roma (Sergio Rebora, Pier Paolo Pancotto), sono presentati argomenti di acuta analisi sul rapporto tra arte al femminile e fascismo (Sabrina Spinazzè), il curioso percorso e l’ingiusto oblìo delle numerose donne scultrici (Monica Grasso), l’affascinante trattazione delle vicende della pittrice-collezionista Cesarina Gualino (Beatrice Marconi), la testimonianza autobiografica di Marisa Volpi, le ricerche degli anni Sessanta e Settanta in Italia viste da Maria Antonietta Trasforini attraverso le opere di artiste ispirate dall’elaborazione dei linguaggi di massa, come Lucia Marcucci, Mirella Bentivoglio o Dadamaino, che si presentano come anticipatrici sia di una rilettura dei fenomeni linguistici che di istanze decostruzioniste post-moderniste.
Agli interventi di Daniela Lancioni, Cloti Ricciardi e Maria Grazia Castellano si accostano le sezioni che trattano la contemporaneità dei nuovi media, come quella sulle video-artiste di Silvia Bordini o sulla fotografia torinese dell’ultimo ventennio di Marina Miraglia, per tracciare con Emanuela De Cecco una mappa ideale dell’arte femminile italiana degli anni Novanta prendendo in considerazione le posizioni comuni delle giovani artiste, da Luisa Lambri a Ottonella Mocelli, da Liliana Moro ad Eva Marisaldi e Grazia Toderi, per concludere infine con Jolanda Nigro Covre che, ponendo il dubbio sull’effettiva esistenza della specificità di un produrre al femminile, ribadisce come anche questa problematica, a rischio di ghettizzazione, si riferisca in realtà, più in generale, ad un ‘chiarimento sul ruolo dell’artista’.
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