Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, autrici di Morgana (Foto © Musacchio, Ianniello & Pasqualini)
Era una notte di luna piena, e due streghe emersero dall’antro per preparare il loro intruglio magico in un grande paiolo di rame. Qualche pipistrello svolazzava nell’aria, e intorno alle streghe si era assiepato un gruppetto di curiosi, per assistere alle loro prodezze incantate. Potrebbe essere l’inizio di un racconto fantastico, o anche la presentazione del libro scritto da Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, Morgana. L’11 Settembre, nella piazza del Museo MAXXI di Roma, è successo proprio questo.
Prima di essere libro, Morgana è un podcast prodotto da Storie Libere. Ogni puntata, una Morgana diversa. Storie di donne audaci, “quelle che nella percezione comune sono strane, pericolose, esagerate, stronze”, recita il trailer. Ipazia, Cher, persino le donne del Trono di Spade.
Una selezione di queste Morgane è ora un libro, uscito il 3 Settembre per Mondadori. In copertina, l’icona di Morgana: la donna che copre parte del viso e ha un occhio in fiamme, che mette a fuoco il mondo e allo stesso tempo lo infuoca con il suo sguardo. Il disegno è opera di Mp5, che per il volume ha realizzato anche i ritratti delle altre Morgane.
Tra le pagine è possibile incontrare la dolorosa determinazione di Marina Abramovic, l’attivismo punk di Vivienne Westwood e la vita circense di Moira Orfei. L’ultimo capitolo è dedicato a Zaha Hadid; non esisteva una sua puntata del podcast,. Non poteva esserci luogo migliore per presentare il volume che la piazza del museo progettato dall’ultima Morgana. A introdurre le due autrici, la presidentessa del MAXXI Giovanna Melandri, che ricorda Hadid con grande affetto. In relazione alla travagliata storia del museo, cita una frase che l’architetta le confidò durante la realizzazione del cantiere: “Per farlo come vogliamo, dovranno avere paura di noi”.
Prima della presentazione, sui social di Michela Murgia è comparso un appello alla community: “cercasi paiolo disperatamente”. Chiunque ne avesse uno grande, di rame, era pregato di portarlo al MAXXI. Da questa misteriosa richiesta si è subito capito che non sarebbe stata una semplice presentazione. Si è trattato infatti di un vero e proprio rituale magico. In una piazza gremita di gente, le due Streghe, Chiara e Michela, riversavano nel paiolo gli ingredienti per ottenere “la Morgana perfetta”.
Per ogni ingrediente – tra cui una copia di Cime Tempestose, lo Xanax, una frusta – una confessione personale delle autrici, le ragioni dietro il progetto. Così il rosario è il ricordo d’infanzia di Murgia, cresciuta in un ambiente devoto, convinta che le suore fossero le uniche donne cui potere non derivava dagli uomini (Gesù a parte, s’intende), e per questo affezionata alla ribelle visionaria Santa Caterina; il fiocco ricorda a Tagliaferri i costumi di Tonya Harting, la vita feroce della pattinatrice, rabbiosa, ma ostinata a realizzare i proprio sogni.
L’ultimo ingrediente era proprio il paiolo di rame. Qualcosa che non avevano portato loro, ma il pubblico. La comunità che ha accolto il mito di Morgana per scardinare gli stereotipi di genere. Una figura mitica, ma anche fortemente attuale e politica, che invita alla libertà di esprimersi, anche in un ambiente ostile. Punto di riferimento per tutte le persone – non solo donne – che vogliono infrangere le convenzioni, e hanno voglia di piacersi, non di compiacere gli altri.
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