L’arte torna a correre, e vince. A dirlo è il report del primo semestre pubblicato da Artprice, che rivela un totale di $6,9 miliardi per le aste di belle arti e una crescita del 3% rispetto alla prima metà del 2019. Tra i dati più significativi, l’aumento delle transazioni per le opere affordable (quelle comprese tra i 1.000 e i 20.000 dollari), dove il numero di lotti venduti è salito del 13%; il potenziale straordinario delle vendite di Non-Fungible Token, ormai protagoniste delle case d’asta tradizionali (solo Beeple, con l’aggiudicazione da 69,3 milioni da Christie’s, rappresenterebbe l’1% del mercato dell’arte); il primato dell’arte contemporanea, con un incremento del 50% rispetto al primo semestre 2019; ancora, l’ascesa senza freni di Hong Kong, che registra il prezzo medio più alto al mondo per le opere vendute all’asta (circa 300.000 dollari).
«Due mercati dell’arte coesistono attualmente, uno organico, l’altro dirompente», commenta Thierry Ehrmann, presidente e fondatore di Artmarket.com e del suo dipartimento Artprice. «Il primo è tradizionale e tiene conto della Storia dell’Arte, con i suoi codici, i suoi musei, le sue gallerie, le sue fiere, le sue biennali, ecc. Il secondo riflette un mondo in profonda riorganizzazione, sfidando la “storia ufficiale” attraverso movimenti come #metoo e #blacklivesmatter e chiaramente orientato verso le numerose sfide politiche, climatiche, sanitarie e tecnologiche che ci attendono».
A corredare l’analisi di Artprice, l’immancabile classifica basata sui risultati d’asta del primo semestre. Medaglia d’oro per Pablo Picasso, che raggiunge ben 352,169,000 dollari, seguito dalle performance di Jean-Michel Basquiat ($303,537,000), Andy Warhol ($ 149,982,000) e Claude Monet ($131.638.000). Strappa il quinto posto il sempre acclamato Banksy – «a sign of the times» – con $123,328,000 e 913 lotti venduti in soli sei mesi, mentre Sandro Botticelli troneggia sull’ottavo gradino con un totale di $94,206,000. Non manca, infine, uno sguardo agli under 40 con risultati a 7 cifre, a partire dal caso di Matthew Wong. Autodidatta e morto suicida nel 2019, il pittore canadese tocca il tetto di $30 milioni e fa da apripista a nomi come Avery Singer ($10,5 milioni), Salman Toor ($7,9 milioni), Ayako Rokkaku ($7,2 milioni) e Amoako Boafo ($5 milioni).
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