Art Basel a Basilea posticipata, miart posticipata, TEFAF Maastricht posticipata, mentre salta l’edizione a New York. L’elenco delle fiere italiane e internazionali in balia dell’emergenza varia ormai giornalmente e le Online Viewing Rooms – siamo tutti d’accordo – non bastano più. Ma la pragmaticissima Art Basel Hong Kong (già rinviata da marzo a maggio 2021) sembra aver trovato un’alternativa niente male: la creazione di un ghost booth.
Ad annunciarlo è Artnet, che cita una lettera inviata dalla direttrice Adeline Ooi a tutti gli espositori. Non potete partecipare alla prossima edizione per via delle restrizioni di viaggio? Nessun problema. Da adesso e fino al 4 marzo sarà possibile modificare le proposte e presentare «una piccola mostra curata all’interno di uno stand autonomo». Uno stand da 15 x 20 m² (per $ 9.500) o da 20 x 25 m² ($ 11.500), per la precisione, che verrà gestito dal personale nominato da ArtBasel «per facilitare la connessione tra i visitatori e la galleria».
E prosegue: «Gli espositori devono assicurarsi che un rappresentante di vendita della galleria rimanga sempre disponibile durante l’orario di apertura della mostra». Gli assistenti selezionati dalla fiera, sul posto, ovvieranno all’opzione impersonale delle viewing rooms virtuali e sarà sempre assicurato un contatto diretto con l’avamposto originale. Un’esposizione fantasma, sì, ma con reperibilità garantita a prova di fusi orari.
D’altronde – è dimostrato – le OVR non fanno bene nemmeno alle fiere. Guardiamo alla Grande Mela: secondo il New York Art Market Report, «la maggior parte dei collezionisti di New York (90%) ha utilizzato le sale di visualizzazione online delle fiere d’arte per sfogliare le opere d’arte in vendita nel 2020, ma solo il 22% le ha utilizzate per finalizzare un acquisto». E la situazione non varia sensibilmente nel resto del mondo, dalle piccole alle grandi manifestazioni. Il contatto piace, per l’arte è necessario. E se non è possibile, si ricorre a un ghost booth.
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