miart 2026. Ph. Nicola Gnesi studio
Any news from the collector? Lo chiede Christian Jankowski, tra le note spasmodiche del suo taccuino, e poi lo trasforma in neon, quello esposto nello stand di Galleria Enrico Astuni. Alla fine della fiera, miart 2026 ha debuttato nella nuova sede della South Wing di Allianz Mico, nel mezzo del parco, con vista – spettacolare – sulle tre torri di CityLife. Trenta candeline spente tra 160 stand suddivisi su tre piani, la direzione di Nicola Ricciardi, New Directions come leitmotiv, acquisizioni e premi di rito. Mentre tutt’intorno Milano evolve, respira aria sempre più marcatamente internazionale, tra nuove fiere (vedi MEGA e Paris Internationale) e nuove gallerie (la lista è troppo lunga), che aggiornano complicano rimodellano la geografia fluida della città . Ora è il tempo di tirare le somme, e la domanda di Jankowski rimbalza direttamente ai galleristi degli stand. Any news?
«Negli ultimi anni, Milano si è affermata con decisione come un centro artistico emergente da seguire, con uno slancio particolarmente evidente nell’ultimo anno», risponde a exibart Freddie Burness, Managing Director di Cadogan Gallery. La galleria con oltre quarant’anni di esperienza a Londra, che esattamente tre anni fa apriva le porte a Milano – a proposito di ecosistema in espansione. «La città ha registrato un notevole afflusso di visitatori internazionali, insieme a un numero crescente di gallerie che aprono nuovi spazi e a nuove fiere d’arte come Paris Internationale. Questo ha favorito una forte sinergia tra collezionisti locali e internazionali». Poi, sulle vendite nello stand: «Nonostante un inizio più contenuto, le nostre vendite sono state finora positive, con opere in una fascia di prezzo compresa tra circa € 5000 de € 50.000». Perfettamente in linea con il trend globale, con gli affari che si muovono dal basso, con cifre contenute, oculate, e mantengono di fatto vivaci le transazioni. Nota a margine necessaria: secondo l’ultimo Art Basel and UBS Global Art Market Report 2026 a firma di Clare McAndrew, proprio le vendite in fiera nell’ultimo anno avrebbero registrato un aumento del 4% (nonché la quota più alta dal 2022). Adesso l’ultima prova del nove, in terra nostrana.
«Abbiamo interpretato miart come una fiera locale, per un pubblico di collezionisti curiosi, presenti, coinvolti», rivela a exibart Massimo De Carlo, la sua galleria ha sedi sparse tra Milano, Londra, Hong Kong, Parigi e Seoul. «Ci ha ripagato, anche se ci saremmo aspettati qualcosa di più». Le vendite? Tutte sotto i € 50.000 – la comfort zone operativa del mercato – inclusi sette pastelli di Nicole Wittenberg, una scultura in bronzo di Alicja Kwade e un olio su lino di Austyn Weiner. Positivo il report di Mazzoleni, altro grande protagonista dello scenario milanese, con il nuovo spazio in via Senato fresco d’apertura, dopo quelli di Londra e Torino. A miart 2026 ha presenziato con un doppio stand tra i settori Established e Anthology, e dichiara «grande successo» per la nuova produzione di arazzi di Marinella Senatore, e buone performance per i lavori di Francolino, Reimondo, Moccia e McGill.
Sparpagliati tra i booth, su tutti i livelli, rimandi alle mostre istituzionali in corso in città . Come Robert Mapplethorpe (in dialogo con Jacopo Benassi) da Mai 36 Galerie, in pendant elegante con Le forma del desiderio a Palazzo Reale. E ancora anticamere privilegiate della Biennale di Venezia, vedi Chiara Camoni – rappresenterà l’Italia fra un paio di settimane – negli stand di Andrew Kreps Gallery e SpazioA. E intanto proseguono, dentro, gli affari: «Siamo estremamente felici di questa edizione di miart, che dal punto di vista del mercato si è rivelata un successo sin dal giorno di apertura», è il verdetto della bolognese P420. «Il riscontro commerciale è stato eccellente, con vendite per quasi tutti i nostri artisti». Sold out per Xian Kim (range € 7000 – 20.000), Khaled Jarada (range € 1000-6000, selezionato tra l’altro tra i finalisti del premio Rotary a Milano e contemporaneamente insignito di una prestigiosa menzione d’onore al Reiffers Prize di Parigi) e Shafei Xia (range € 5000-30.000); poi ottime vendite per Alessandro Pessoli (range € 8000-40.000), Adelaide Cioni, Helene Appel (range € 7000-15.000), Franco Vaccari (range € 5000-25.000, attualmente protagonista di un’importante retrospettiva al Museion di Bolzano) e Merlin James (range € 10.000-20.000); e buon interesse e trattative in corso per Riccardo Baruzzi, Pieter Vermeersch, Paolo Icaro, Irma Blank, Francis Offman e June Crespo (ora presente con una personale alla Fondazione Sandretto di Torino).
Non convince Antonio Addamiano, fondatore e gallerista di Dep Art Gallery, la nuova venue di miart 2026, o perlomeno l’organizzazione pratica delle sezioni: «L’edizione miart 2026 è stata sia per noi espositori che per i numerosi visitatori di questi giorni una spiacevole sorpresa per quanto riguarda la logistica e il complesso collegamento delle tre aree espositive», confida a exibart. «La poca chiarezza del percorso, delle scale mobili e degli ascensori non hanno compensato la bellissima vista e ingresso di Milano City Life e il suo parco. Rimane sempre molto valida la selezione delle gallerie internazionali e le loro proposte». La selezione del suo stand: un dialogo tra i più importanti artisti italiani e americani, con Valerio Adami, Tom Wesselmann, Salvo (con quattro opere significative della sua lunga carriera, Bar del 1981, Sicilia del 1976, San Giovanni Eremiti del 1982 ed una Primavera del 1994) e con due chicche di Alex Katz degli anni ’70 e ’80. L’esito finale: «Ottimo riscontro del pubblico straniero, e numerose trattative in corso», dichiara sabato sera Addamiano, alla vigilia della chiusura. «Ancora nessuna vendita conclusa, ma ultimamente nel range over € 100.000 i collezionisti si prendono giustamente alcuni giorni per pensare. Sono finite l’euforia e la speculazione degli anni passati».
Si concentra sull’architettura del percorso l’incertezza tra gli addetti ai lavori. Specialmente tra i protagonisti del secondo piano – mentre gli emergenti sembrano trarre vantaggio dagli spazi ariosi della South Wing. «miart continua a essere una fiera che, nel bene o nel male, funziona» dichiara a exibart Sara Cirillo, Senior Director di Secci. «Il nostro stand, dedicato ad Alfredo Pirri con lavori tra € 30.000 e € 35.000, ha dato ottimi risultati, confermando che quando la proposta è chiara il pubblico risponde. Meno convincente secondo noi la nuova regia degli spazi: nel tentativo di rendere il percorso più fluido, lo si è in realtà reso più frammentato, con una lettura complessiva meno immediata». Così per Leonardo Farsetti, della Galleria Frediano Farsetti: «Gli spazi della nuova fiera risultano problematici per la visibilità e accessibilità di alcune gallerie, soprattutto al secondo livello. Nel primo livello gli spazi sono più angusti rispetto alla location precedente e alcune opere risultano meno fruibili». Sulla risposta dei collezionisti, invece: «Sono sempre più attenti nella ricerca della qualità , della documentazione delle opere e del posizionamento degli artisti nel mercato attuale. Per quanto riguarda le vendite ci riteniamo al momento abbastanza soddisfatti, ma siamo convinti che una città come Milano, con il suo potenziale economico, possa offrire soddisfazioni maggiori».
Altri feedback a zigzag, a poche ore dalla chiusura. «La nostra partecipazione a miart si è rivelata molto positiva, con risultati concreti già a partire dalla preview», racconta a exibart Barbara Magliocco, founder e direttrice di Orma, al suo debutto in fiera. «Il progetto dello stand, interamente dedicato alle artiste Almudena Romero e Mercedes Lachmann, ha riscosso un forte interesse, portando alla vendita di quattro opere, con prezzi compresi tra € 3600 e € 7000. E non sono mancate manifestazioni di interesse da parte di musei e fondazioni: una fondazione milanese ha acquisito due opere di Romero, mentre per Lachmann sono arrivate richieste di commissioni anche dall’estero. Nel complesso, la risposta del mercato italiano è stata decisamente incoraggiante». Responso ottimista anche da Alessandro Castellini di Giò Marconi, che sabato sera riportava la vendita di un’opera di Schifano e di Alice Visentin, insieme a molto interesse per il letto di Patrizio di Massimo e per l’Adami del 1967. «Tanti contatti e possibilità di lavorare post fiera», dichiara.
E allora, any news from the collector? Di sicuro il collezionista non manca – riporta 16.700 contatti VIP il comunicato di chiusura della fiera, con una crescita del 20% anno su anno. Ma si muove con cautela. Lento, informato, meno disposto a inseguire dinamiche speculative, mentre le vendite sotto € 50.000 tengono, quelle sopra si diradano, si allungano, e intanto la fiera si conferma come spazio di ostinata relazione. Nessuna risposta definitiva, per la domanda di Jankowski: solo segnali che convergono verso nuove direzioni.
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