Una serie di bandiere appese verticalmente occupano lo spazio della galleria Emi Fontana; alcune sono nere bordate di rosso, alcune contengono il simbolo di una ruota, su altre infine sono cucite alcune frasi.
Visitando questa nuova personale di Luca Vitone (Genova, 1964. Vive a Milano) si pensa necessariamente alle opere di Alighiero Boetti che utilizzano le bandiere e il cucito. Impegno politico mediato dal formalismo estetico, dunque, e nel caso di Vitone il messaggio è piuttosto assorbito dalla forma semplice e austera che assume la sua installazione.
A crearsi un varco nell’attenzione del visitatore sono le frasi cucite sulle bandiere:
In questa mostra che tiene con il naso all’insù il visitatore è presente anche un’opera che poggia per terra, il modellino di una locomotiva –con le ruote rosse come quella della bandiera Rom- che poggia instabilmente su rotaie che hanno la forma del nastro di Moebius. Quest’opera sembra contrapporre all’utopia inscritta nelle bandiere (che infatti tendono verso l’alto) un problema concreto e “alla nostra altezza” nell’esperienza quotidiana: la difficoltà di percorrere la propria strada da parte di popoli come i Rom, di persone la cui individualità fatica ad integrarsi nel sistema (gli anarchici), ma anche da parte di ciascun individuo.
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stefano castelli
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