La specificità della Pop Art consisteva nel mutuare soggetti e mezzi espressivi dalla cultura di massa, restituendo dignità artistica ad una serie di pratiche e discipline, come il fumetto e la cartellonistica, fino a quel momento considerate esteticamente indifferenti. Un tale atteggiamento mentale è rintracciabile anche in alcuni artisti contemporanei che, pur lavorando in un contesto storico decisamente mutato, rivolgono la propria attenzione alle icone, ai miti e agli slogan del nostro tempo, diversi ma solo in parte da quelli degli anni ‘60.
Uno di essi è Alfredo Cannata, la cui pittura recupera il linguaggio e i valori iconografici dei manga, della pubblicità e dei videogiochi. I ritratti esposti da Antonio Battaglia raffigurano infatti personaggi che potrebbero essere usciti dalla penna di un illustratore giapponese o dalla mente degli ideatori dell’ultima novità della Playstation. Si tratta di volti stilizzati, dai lineamenti standardizzati e lo sguardo perso nel vuoto, come se la mano dell’artista avesse fatto di tutto per sottrarre da essi i tratti individuali e irriducibili per farne i “prototipi” di un nuovo stile di vita colorato e sintetico, ma sconsolatamente artificiale. Le figure appaiono in gruppi seriali di warholiana memoria, come se fossero stampe serigrafiche di una medesima idea: l’unica differenza sostanziale tra questi volti inespressivi è il colore della pelle, che variando da tela a tela, trasforma le figure nei simboli di un pluralismo etnico e razziale del tutto convenzionale, più o meno come succedeva nel celebre spot di una marca di jeans. La poetica di Cannata scorre sospesa tra uguaglianza e differenza, tra omologazione e nostalgia di unicità, testimoniando la capacità dell’artista di raccontare i vizi, le virtù, i sogni e i drammi del mondo adolescenziale sempre in bilico tra lo sforzo di trovare la propria
articoli correlati
A Londra una retrospettiva dedicata ad Andy Warhol
In fumo, arte, fumetto e comunicazione da Warhol a Murakami
pierluigi casolari
mostra visitata il 18 marzo 2003
Il Levante Prize torna all’Accademia di Belle Arti di Lecce con una mostra che mette in dialogo giovani artisti italiani…
Arcangelo Esposito torna a esporre a Napoli dopo più di 40 anni, per una mostra al Blu di Prussia: nelle…
Dopo le dimissioni della giuria e le tensioni su Israele e Russia, artisti e curatori hanno accusato la Biennale di…
A dieci anni dalla nascita, Edicola 518 di Perugia trasforma il suo storico chiosco di giornali e riviste in un’oasi…
A pochi giorni dall’apertura, forti venti e piogge hanno colpito la grande installazione di JR sul Pont Neuf, omaggio all'iconica…
Fino al 28 Giugno, a Palazzo Ca’ Tron, tra le pieghe di una Venezia autentica, prende corpo un organo memoriale…
Visualizza commenti
Ma che è Alex, fai pure storie? Ma ringrazia il cielo che gli hanno fatto l'articolo a questa robetta inutile. Dilettanti allo sbaraglio...
Troppo comodo e facile aggraparsi alla Pop Art storica per interpretare questo lavoro di Cannata. La forza di queste opere, oltre all' aver fuso insieme i vari linguaggi già citati da lei, stà nel presentare una pittura a tratti grezza in altri momenti sorprendentemente raffinata, proprio come scrive alessandro riva nel testo in catalogo.
Questa ambivalenza visiva tiene il visitatore incollato alle tele non riuscendo mai a percepire dove inzia l'una e finisce l'altra, sorprendendosi di scoprire sempre nuovi dettagli.
e da quando quello che scrive Riva ha una qualche rilevanza in campo artistico?
FANTASTICO!!! Sul nuovo numero di ARTE recensione della mostra di Alfredo Cannata scritta da nientepopodimeno che Alessandro Riva...se si può essere meno professionali...