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fino al 10.V.2011 | Giuseppe Arcimboldo | Milano, Palazzo Reale

di - 24 Febbraio 2011
La nuova mostra milanese sembra
un mélange della mostra del 2005 (sempre a Palazzo Reale, sempre prodotta da
Comune e Skira) dedicata al Cinquecento lombardo e la recente personale
arcimboldiana allestita a Vienna, e infatti si muove, come giĂ  Schiele e il suo tempo, sul consolidato
asse Milano-Vienna, non solo per la biografia dell’artista divisa fra
l’apprendistato meneghino e l’affermazione presso la corte asburgica. La
curatela è affidata a Sylvia Ferino-Padgen, attuale direttrice del massimo museo
viennese, il Kunsthistorisches, principale prestatore, con evidenti benefici.
Le concessioni populiste (la maxiscultura calligrafica in vetroresina di Philip Haas) sono relegate all’esterno
e, fatto non scontato nella storia recente, il percorso espositivo è
concentrato sulla disamina filologica dell’opera di Giuseppe Arcimboldo (Milano, 1527-1593) e alla sua
contestualizzazione nel milieu artistico, storico e culturale.

Ogni secolo ha la sua passione,
e il Cinquecento fu il secolo illusionistico che preparò il Barocco,
appassionato del fantasmagorico, del meraviglioso e del catalogo. L’esposizione
comincia illustrando l’ambiente culturale dal quale scaturì l’Arcimboldo: i disegni grotteschi di Leonardo da Vinci e seguaci provano
l’interesse per lo studio della fisiognomica, un atteggiamento estetico che
aprirà la strada sia alla scienza di Lombroso e dei Ritratti di alienati di Géricault
che alla ferocia dei freak show. Contestualmente, Agostino Carracci ritrae Arrigo
peloso
, una celebritĂ  freak del tempo contesa dalle stesse corti che
accumulavano (ne vediamo esempi nella stessa sala) Wunderkammern di manufatti e
reperti naturali e commissionavano splendide incisioni naturalistiche.

Pienamente integrato nel sistema
di potere, al punto di disegnare costumi, macchinari e gonfaloni per fasti e
trionfi del governatorato spagnolo a Milano e della corte imperiale viennese,
Arcimboldo segna l’apice di un gusto per l’extraordinaire
(tuttavia ancora intriso di substrati umanistici e neoplatonici) che aderisce
perfettamente alle richieste di Massimiliano II e soprattutto di Rodolfo II,
l’imperatore saturnino appassionato di alchimia che chiamò nella sua corte
raffinatissima di Praga i migliori artisti e occultisti.

A proposito di cronologia, la
mostra avanza una nuova ipotesi critica, retrodatando la prima versione delle Stagioni, conservate a Monaco di
Baviera, al periodo milanese. Si tratta di opere celeberrime e iconiche, piĂą
volte copiate e perfezionate dallo stesso Arcimboldo, che scatenarono
l’entusiasmo di dada e surrealisti e aprirono alla seconda fortuna novecentesca
del pittore milanese dopo secoli di oblio. Gli elementi naturali inanimati
(frutta, fiori, verdura) non erano mai stati piĂą che elemento decorativo
secondario nella figurativa preleonardesca, dominata da nobiltĂ  e santi, se non
nell’opera di un geniale eretico come Carlo
Crivelli
.

Non avendo ancora guadagnato la
piena autosufficienza rappresentativa della natura morta, hanno ancora bisogno
della forma umana (e dell’espediente illusionistico) per giustificare i
compendi di prodotti della terra che sono le Stagioni. La serie dedicata agli Elementi radicalizza il discorso: Acqua sembra uno dei mercati del pesce flamboyant di Frans Snyders compresso nella silhouette di una testa.

Se Arcimboldo fu poco piĂą che un
prestigiatore, come malignano alcuni critici, o un sovversivo ante litteram della semantica è
questione aperta. Certamente fu un interprete compiuto del suo tempo, e
l’esposizione di Palazzo Reale favorisce una corretta rapsodia.

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Giuseppe Arcimboldo – Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio

a cura di Sylvia Ferino-Pagden

Palazzo Reale – Sala delle Cariatidi

Piazza Duomo, 12 – 20122 Milano

Orario: tutti i giorni ore 9.30-19.30; lunedì ore 14.30-19.30; giovedì ore
9.30-22.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)

Ingresso: intero € 9; ridotto € 7,50

Catalogo Skira

Info: tel. +39 0292800375; www.mostrarcimboldo.it

[exibart]

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