Il puro atto creativo, l’intuizione prima di un artista ha sempre affascinato i critici d’arte: l’idea originaria che poi scaturirà nella materia dell’opera finale è stata da sempre analizzata e parzialmente descritta. Bellissime sono le celebri pagine di Paul Valery in Scritti sull’Arte in cui viene spiegato come Degas vedeva nell’atto creativo “solo problemi di una matematica più sottile dell’altra, che nessuno ha saputo rendere esplicita e di cui ben pochi sospettano l’esistenza”.
Questa alchimia artistica ha la massima espressione proprio nel disegno preparatorio che, spesso, rappresenta la manifestazione più diretta, senza la presenza di filtri o di limitazioni, del talento dell’artista; ed è significativo che proprio nei disegni degli scultori si manifesti un’attenzione quasi maniacale per i singoli particolari, attenzione dovuta al fatto che l’oggetto prodotto è tridimensionale ed impone una padronanza assoluta della materia.
Il Museo Minguzzi prosegue, dunque, nella meritoria esposizione di disegni di grandi scultori e, dopo lo splendido taccuino di Possagno del Canova, presenta una cinquantina di bellissimi studi di Giacomo Manzù per la scultura bronzea dedicata ad Alice Lampugnani. Tali disegni sviscerano compiutamente le diverse fasi lavorative dell’opera di Manzù ed, insieme allo splendido bozzetto in cera della statua, sono gli strumenti usati dall’artista per giungere all’opera finale. Proprio dal confronto tra la grande statua dedicata alla amica ed ispiratrice e i diversi studi risulta evidente come anche il più semplice panneggio sia stato in realtà accuratamente studiato e preparato.
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Luca Scalco
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