ph Carlo Borlenghi
Si intitola Uroboro il progetto dell’artista Marina Apollonio ospitata all’interno di BAC Bellano Arte Cultura e aperta fino al 26 ottobre 2025. Con questa mostra viene inaugurato un nuovo progetto culturale per la città in provincia di Lecco, pensato per la valorizzazione del borgo e del suo paesaggio lacustre, che prevederà una serie di mostre ideate per indagare la relazione tra arte contemporanea e tradizione.
A cura di Chiara Gatti, la mostra si compone di due opere site specific, che conversano e danzano con due edifici carichi di storia e memorie. La prima, Ellisse Prospettica, nel museo dedicato a Gianluca Vitale. La seconda, Dinamica Circolare, sul pavimento al piano terra di San Nicolao Arte Contemporanea, una chiesa sconsacrata recentemente adibita a museo. Qui, l’opera circolare di quattro metri e mezzo di diametro dialoga con la sacralità dell’ambiente, e riprende, nella sua contemporaneità, le forme rotonde degli affreschi e degli archi. Uno scambio continuo tra passato e presente, tra sacro e laico, tra classicità e contemporaneità.
Il titolo della mostra, Uroboro, rimanda all’eterno ritorno delle cose, alla circolarità del mondo e del lavoro dell’artista. Nella tradizione egizia, l’uroboro era il serpente che, mordendosi la coda, disegnava una forma circolare, allegoria della vita che si rigenera in continuazione. Il cerchio è anche la forma prediletta da Marina Apollonio, continuamente ricorrente nei suoi lavori. Quando le chiediamo di spiegare la simbologia legata a quest’opera, ci racconta: «È una forma matematica che mi interessa e che mi permette uno studio continuo. Ne studio le possibilità strutturali per renderla attiva, cercando il massimo risultato con la massima economia» afferma. Tutto nella mostra è eco del passato che si intreccia col presente, a partire dalla chiesa di San Nicolao e dal Museo Giancarlo Vitali, palcoscenici espositivi, fino alle opere stesse, che sono trasposizioni a computer di lavori dell’artista degli anni ’60.
Marina Apollonio, nata a Trieste nel 1940, è considerata una delle pioniere del movimento ottico-cinetico in Italia. Nonostante il padre, il famoso critico d’arte Umbro Apollonio, abbia sempre scoraggiato la sua scelta di dedicarsi a questa disciplina, Marina completa i suoi primi disegni negli anni 60’. Proprio in quegli anni comincia la sua carriera da artista. «Avere la stima di grandi personaggi ti aiuta ad andare avanti» afferma con umiltà e riconoscenza. Così, infatti, è stato: Peggy Guggenheim in persona le commissiona un’opera, nel 1968 (Rilievo 505) dopo averla conosciuta alla sua personale alla galleria Barozzi di Venezia. Anni dopo, nel 2024, Apollonio è la prima artista donna vivente a vedere realizzata una sua retrospettiva al Guggenheim di Venezia. Dopo la conclusione di questo importantissimo avvenimento, presenta ora i suoi lavori a Bellano.
Nelle sue opere, Marina Apollonio esplora il rapporto tra visione e percezione, indaga come il cervello risponde a degli stimoli ingannatori: i cerchi concentrici, benché immagini statiche, sembrano prendere vita e risucchiare al loro interno tutto ciò che hanno intorno, sinuosi organismi che ruotano e si rincorrono. Non si può fare a meno di rimanerne ipnotizzati. Le opere di Uroboro affascinano i presenti, che timorosamente si avvicinano ai bordi. Ma subito: «Danzate, danzate!» esclama Marina Apollonio al pubblico. «Questi cerchi sono fatti per essere vissuti».
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